Casa Bianca e amici dei terroristi

Il neo segretario di Stato John Kerry non poteva scegliere esordio migliore. L’intento era quello di dimostrare al mondo la sua grande apertura nei confronti dell’universo femminile, ma l’unico risultato ottenuto prende le forme della più comune delle gaffes. Il candidato demcoratico sconfitto da George W. Bush nel 2004 convince la first lady, Michelle Obama, ad unirsi al lui nella celebrazione di una cerimonia che si propone di premiare dieci donne di diversi paesi che si sono distinte per l’eccezionale coraggio con cui hanno guidato la lotta per l’emancipazione. Il miglioramento dei diritti e i gravi rischi affrontati meritano un riconoscimento, peccato che tra le candidate fosse presente una militante antisemita, schierata apertamente a favore degli attacchi alle Torri Gemelle di New York.

Lei è Samira Ibrahim e su Twitter, in più occasioni, non ha mancato di ricordare il suo odio nei confronti degli Stati Uniti d’America. Fu arrestata mentre era ancora al liceo per aver criticato i leader arabi che avevano assunto a suo dire posizioni troppo distanti dalla causa palestinese. Quando il 18 luglio delloscorso anno cinque turisti israeliani vengono assassinati in un attentato, la simpatica Samira scrive sul social network: «Esplosione su un autobus nell’aeroporto di Burgas in Bulgaria sul Mar Nero. Oggi è un giorno molto dolce pieno di buone notizie».

Queste non sono le uniche opinioni aberranti. Lo scorso agosto, commentando le manifestazioni contro la famiglia reale in Arabia Saudita, afferma: « Gli Al Saud sono più sporchi degli ebrei». Diciassette giorni dopo cita Adolf Hitler: «Ho scoperto con il passare dei giorni, che nessun atto contrario al buon costume, nessun crimine contro la società ha luogo senza l’intervento degli ebrei. Hitler». L’11 settembre 2012 un nuovo tweet. Mentre una folla inferocita attacca l’ambasciata degli Stati Uniti al Cairo, tirando giù la bandiera americana e alzando la bandiera di Al Qaeda, scrive: «Oggi è l’anniversario dell’11 settembre. Che l’America possa bruciare ogni anno».

A rivelare chi fosse realmente Ibrahim è stato per primo il “Weekly Standard” e la notizia ha sollevato un vespaio di reazioni. Questa estremista radicale in un primo momento ha negato maldestramente di essere l’autrice dei tweet incriminati, per poi ammettere pubblicamente di esserne l’autrice. Ha cercato di difendersi dalle accuse, sostenendo che il suo account era stato compromesso. Il fatto è che i post sono stati inviati in tempi molto diversi senza che si sia mai cercato di bloccarlo. I tweet, dunque, sembrano terribilmente veri. E l’articolo del settimanale neocan uscito ha salvato in extremis la faccia del dipartimento di Stato, che immediatamente ha bloccato la sua partecipazione. L’International Women of Courage Award è indirizzato a mettere in luce le donne che si battono contro l’integralismo islamico, ma ha rischiato di incoronare come eroina dei diritti delle donne una squilibrata eversiva.

Alla fine, Michelle Obama e il segretario di Stato Kerry hanno evitato il peggio. Ma la brutta figura sfiorata non solleva il dipartimento di Stato e la First Lady dalle rispettive responsabilità politiche.