Lacrime nella pioggia

Se ne è andata in silenzio, in una mattina grigia e fredda come da tradizione londinese, senza preavviso, senza sceneggiate, prendendo di sorpresa il mondo ora come nel decennio meraviglioso che definì il futuro di un paese considerato da tutti una causa persa.

Per chi, come il sottoscritto, è cresciuto all’ombra dei due giganti della politica liberale degli anni ’80, è stato un colpo basso, una sciabolata allo stomaco, di quelle che ti lasciano senza fiato, incredulo. Cerchi di ricordare solo i momenti positivi, le lezioni che ha cercato di insegnarci in tutta la sua vita, politica e privata. In linea col carattere nazionale, cerchi di rimanere composto, esibire quello “stiff upper lip” di cui gli inglesi vanno giustamente orgogliosi. Poi, come un idiota latino quale in fondo sei, scoppi a piangere a dirotto.

Mind you, non è esagerazione retorica, anche mentre scrivo sento scendere lacrime furtive sulle guance. Non capita spesso. Quando mia nonna passò a miglior vita, tanti anni fa, dopo lunga e dolorosa malattia, non riuscii a versare nemmeno una lacrima. Stavolta no, stavolta ho davvero pianto come un imbecille.

Pensi che no, non avevi mai avuto l’onore di conoscere Margaret Thatcher, ma che in fin dei conti ti era più vicina di tanti amici, conoscenti e perfino parenti. Da lei avevi imparato cosa vuol dire amare il proprio paese. Da lei avevi imparato cosa vuol dire “salire in politica” sul serio. Da lei avevi imparato che la politica politicante è solo un teatrino e che se vuoi lasciare il segno devi impegnarti a risolvere i problemi sul serio, senza calcoli di convenienza. Da lei avevi imparato che sui principi non si scende a compromessi, mai, in nessun caso, anche e soprattutto quando sai che dovrai pagare politicamente o personalmente di tasca tua. Da lei avevi imparato cosa vuol dire essere un leader, come trattare con le caste piccole e grandi, con chi mette l’interesse di parte sopra a quello del paese.

Non era una figura lontana, non un’icona da venerare da lontano. Margaret Thatcher è stata un modello di vita, un modello di politica, un modello di comportamento. Maestoso, scolpito nel granito, inarrivabile, la sola idea di avvicinarcisi ti fa tremare i polsi, proprio come dovrebbe succedere quando scegli i modelli giusti. Questo, in my very humble opinion, è il segno inconfondibile della grandezza.

Si giudica l’albero dai frutti. I suoi sono ancora visibili, nonostante le caste di cui sopra si siano assolutamente dannati l’anima per distruggere il suo lavoro. Margaret Thatcher ha cambiato la politica britannica, forse per sempre. Un suo erede riluttante e forse insincero come David Cameron non ha potuto fare a meno di tagliare le tasse sulle imprese ed aumentare la no tax area. Cose del genere sono impensabili nell’Europa continentale, questo paese è e continua a rimanere diverso, migliore, le fondamenta sono diverse, grazie a lei.

Nel momento più buio della storia europea degli ultimi cento anni, quando ovunque nel mondo le forze del totalitarismo statalista stanno preparando l’attacco finale alle libertà, quando ci sono persone che non provano alcuna vergogna a sequestrare denaro dai conti correnti di privati cittadini e sacrificare tutto sull’altare del moloch statalista, Margaret ha tolto il disturbo. Questo non è più il suo mondo, questo è il mondo dei looters randiani, di chi pensa che l’unico modo socialmente accettabile di diventare ricco sia rapinare soldi pubblici, estorti a forza dai privati ormai sudditi impotenti, schiavi senza diritti, tranne quello di obbedire e pagare.

Margaret Thatcher ha salvato un paese sull’orlo del baratro, solo per vederlo ripiombare nelle grinfie degli stessi criminali che ne avevano quasi causato la distruzione. Era già uscita da tempo dalla politica attiva, ma la sua presenza era ancora sentita a Westminster e altrove. La sua vera eredità però risiede altrove, nei cuori e nelle teste di tutti i figli della rivoluzione liberale, tutti i figli di mamma Maggie e papà Ronnie. Le sue parole di saggezza servono d’ispirazione continua a tutti coloro che si ostinano a resistere alla marea crescente della follia statalista, alla tracotanza dei fasciocattocomunisti che ormai vedono vicino il trionfo. Se c’è ancora una sola speranza di evitare ancora una volta la fine della civiltà occidentale ed il trionfo del misticismo statalista, la dobbiamo a lei, al suo esempio, alla sua memoria.

Ora siamo soli, ora dobbiamo camminare con le nostre gambe, senza nemmeno la sua presenza a guidarci. La sua dipartita non poteva capitare in un periodo peggiore, ma la speranza non può svanire con lei. Never forget, never surrender. Abbiamo vissuto sulle spalle di questi due giganti troppo a lungo. Ora è il momento di applicare le loro lezioni sul serio e combattere seguendo il loro esempio. Le nostre lacrime svaniranno nella pioggia ma non saranno inutili. Ricordiamo l’8 aprile, segniamolo sul calendario. Da oggi deve iniziare la battaglia vera, da oggi deve iniziare la rivoluzione liberale. Glielo dobbiamo. Mamma Maggie non merita altro epitaffio.