Una scelta di campo

Oggi “Il Giornale” della famiglia Berlusconi (da tutti ritenuto l’house organ del partito cui anche noi facciamo un minimo di riferimento) con un illuminante articolo di Luca Negri ci spiega che «anche il web ha un pensiero non progressista». Per l’autore  – e per il Giornale più vicino al Pdl e quindi, si presume, al centrodestra nazionale – i nuovi laboratori di idee online si chiamano Barbadillo ed Ereticamente.

Barbadillo, scrive Negri, è «il sito più interessante, quello che ha raccolto la vera eredità della nuova destra», un «laboratorio di idee nel mare del web». Nella presentazione gli autori del sito spiegano che «per scoprire chi siamo e da dove veniamo basterebbe scandagliare le nostre biblioteche». Tra i polverosi scaffali barbadillici spuntano giganti del pensiero liberale e conservatore come Ernesto “Che” Guevara e Antonio Pennacchi. Non infieriamo, per carità di patria, sul social-comunista Ken Loach, sul filo-nazista Robert Brasillach e sull’incolpevole Tex Willer.

I “ragazzi” di Ereticamente vanno addirittura oltre. Definiti da Negri come l’approdo ideale per chi cerca contenuti “metapolitci”, già dalle prime righe di presentazione si pongono a difesa dell’idea di Stato e ci guidano in qualche “consiglio di lettura” davvero illuminante. Si chiedono retoricamente: «Sparta, con una economia severa, o New York, patria della Plutocrazia?». Non c’è dubbio, ovviamente. Soprattutto se le mappe con cui decidere dove andare si chiamano «Socialismo Fascista», «Il denaro sterco del demonio» e «Valori Corporativi». Anche perché, se mai vi fosse venuto un dubbio, ci tengono a sottolineare il loro «DNA anticapitalista».

Questo pezzo francamente dimenticabile sarebbe passato del tutto inosservato se nelle stesse ore alla nostra casella di posta elettronica non fosse arrivata la newsletter settimanale di QDR, magazine online di area Pd. Gli animatori, che semplicisticamente potremmo definire veltronian-renziani, nel loro “chi siamo” scrivono: «Siamo riformisti perché siamo liberali. Ci piace l’Italia. Tutta l’Italia. Anche per questo siamo federalisti. Ci piace l’Europa, quella che faremo. Ci piace l’America (parecchio). Ci piace Israele. Siamo maggioritaristi, presidenzialisti, bipartitisti e primaristi».

E ancora: «Ci piace l’energia, anche quella nucleare. Ci piacciono le liberalizzazioni vere. Non ci piacciono le tasse a livelli svedesi per pagare servizi a livelli italiani. Ci piace la separazione delle carriere dei magistrati e la loro responsabilità civile. Ci piace la scuola e perciò vogliamo rivoltarla come un calzino. Ci piace l’intelligenza degli uomini e delle donne e la loro capacità di rischiare. Non ci piacciono le quote e tutte le rendite di posizione».

Poi il colpo di grazia: «Ci piace la libertà. Compresa quella dal bisogno. Perché le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una, senza offenderle tutte. Ci piace l’eguaglianza predisposta ai blocchi di partenza della corsa, non quella imposta dall’alto al nastro del traguardo. Ci piace la corsa, nella sua essenza. Altri ritengono che la corsa sia di per sé sbagliata, perché c’è chi vince e chi perde. E allora è meglio frenare tutti. Così chi perde non ci resta male. Noi riteniamo che, per tutti, sia meglio correre e che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che fra questi ci sono la Vita, la Libertà e la Ricerca delle Felicità».

È inutile dirvi da che parte stiamo. Solo, se vi capita, avvisate Berlusconi che qualcuno deve avergli rubato il controllo del giornale di famiglia. Magari è stato un esproprio proletario.