It’s not men fault

Delle mezze stagioni neanche a parlarne. Chi vive di ambientalismo ha solo un pensiero che gira in testa: il global warming. Quell’effetto serra che a causa dei comportamenti umani, secondo la loro suprema teoria, rappresenta uno dei maggiori problemi del vivere terrestre. Ma ecco che puntualmente queste menti eccelse vengono smentite dai fatti. Gli scienziati che lavorano su un report per le Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change) fanno fatica a spiegare il motivo del rallentamento del riscaldamento globale degli ultimi 15 anni, anche se le emissioni dei gas continuano ad aumentare.

Documenti ottenuti dall’agenzia di stampa “The Associated Press” dimostrano che esistono forti preoccupazioni tra i governi su come affrontare la questione in vista della riunione della prossima settimana a Stoccolma. Il rapporto del gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici venne elaborato nel 2007 per dimostrare il legame tra l’uomo e l’ambiente. Oggi, gli stessi scienziati sono sotto pressione e si trovano di fronte al dilemma rappresentato dal minor tasso di riscaldamento registrato negli ultimi anni che, secondo alcuni, dipenderebbe dal calore degli oceani e dalle fluttuazioni climatiche naturali. Gruppi di ricercatori affermano che i cambiamenti climatici sono legati a cicli naturali totalmente indipendenti dall’uomo.

Il Panel non può ignorare il fenomeno. Nonostante ciò, il progetto di relazione IPCC fa sapere che è “estremamente probabile” imputare all’influenza umana la causa del riscaldamento terrestre. Il report continua affermando che “le continue emissioni di anidride carbonica sono le maggiori responsabili di cambiamenti in tutti i componenti del sistema climatico”. Non manca però il dato centrale e cioè che il tasso di riscaldamento, nel periodo che va dal 1998 al 2012, è stato di circa la metà rispetto al tasso medio risalente agli anni ’50. Come spiegare questo comportamento? 

I dati dicono che l’aumento della temperatura media globale si sia fermata alla fine degli anni ’90. Ma le argomentazioni classiche a favore del riscaldamento globale non prendono minimamente in considerazione questo elemento. Anzi, diversi studi cercano di dimostrare che gli anni 2000 sono stati i più caldi mai registrati, per non parlare dell’ultimo decennio. Anche se ciò fosse vero, non può essere ignorato che le cause vadano rintracciate altrove e non nelle abitudini umane. Particolare non da poco. Dunque, non staremmo “arrostendo” il pianeta attraverso l’uso eccessivo di combustibili fossili o la produzione sregolata di CO2. Perciò la prossima volta che vi troverete immersi in un temporale non maledite il la vostra automobile. La soluzione non sta in una pedalata ecologica. Sarebbe ora che tutti si approcciassero alla realtà senza paraocchi, valutando i fatti, come scienza insegna.