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Il democratico Bill De Blasio (di origine italiane, nato Warren Wilhelm Jr.) difensore civico presso il comune di New York, ha stravinto la competizione elettorale contro il repubblicano Joe Lhota (ex vice del sindaco Rudolph Giuliani), diventando così il 109° sindaco di New York. Ha ottenuto il 73% dei voti, mentre lo sfidante Lhota si è fermato solamente al 24%. Neanche la nota media dei sondaggi del portale Real Clear Politics aveva potuto prevedere un distacco pari a quasi cinquanta punti percentuali. Per i repubblicani la magra consolazione di poter mantenere il predominio su un distretto su cinque. Joe Lhota da questa disfatta riesce a difendere la sola Staten Island, da sempre feudo repubblicano.

La metropoli cosmopolita per eccellenza, storicamente liberal, aveva dato fiducia però negli ultimi vent’anni a uomini di ‘matrice conservatrice’. La grande mela infatti ha visto susseguirsi ben cinque mandati tinti di rosso repubblicano (che nel tempo è andato sempre più perdendo d’intensità). I primi due mandati di questo filotto di cinque furono affidati a Rudolph Giuliani, altro italoamericano, che grazie alla ‘tolleranza zero,’ riqualificò molti quartieri degradati, riuscì ad abbattere la microcriminalità sia nelle periferie, sia a Manhattan nel cuore pulsante di New York. Nella notissima Time Square agli inizi degli anni ’90 non era consigliabile passeggiare di notte. Tra peep show e disadattati, una famiglia in vacanza non sarebbe stata proprio a suo agio. Ora è una meta imperdibile per qualsiasi turista a qualunque ora della giornata. L’11 settembre Giuliani fu in prima linea nel controllare l’emergenza e decise, contro ogni parere, di partecipare ai soccorsi in prima persona.

In una New York ancora scioccata dall’11 settembre, il miliardario Michael Bloomberg (ex democratico) si candida a sindaco con i repubblicani in occasione delle elezioni del 2001. Sfruttando la fama del sindaco uscente Giuliani e spendendo molti milioni di dollari personali per la campagna elettorale, venne eletto così per la prima volta. Riconfermato per un secondo mandato nel 2005, sempre nelle file dei repubblicani, ha assecondato il lento e progressivo cambiamento dello skyline di Manhattan e degli altri quattro distretti. Nel tempo si è spinto gradualmente ai confini degli ideali tipici e rappresentativi dei repubblicani. Dalla guerra personale al tabacco con il divieto di fumo in strada, alle tasse sul ‘cibo spazzatura’; dal divieto di vendita di bevande zuccherate oltre il mezzo litro, allo schierarsi senza se e senza ma contro le armi. Il sindaco Bloomberg nei fatti si era consacrato come un R.I.N.O. (republican in name only). Ottenuto il permesso dal consiglio comunale per candidarsi una terza volta, si presentò questa volta come indipendente, uscendo ufficialmente dal GOP. Nel 2009 è stato eletto per la terza volta, grazie ad un’alleanza tra indipendenti e repubblicani.

Come detto, un ventennio egemone di destra (si potrebbe dire centro/centro-destra) è stato spazzato via con virulenza da Bill De Blasio . Liberal italoamericano (il quarto eletto sindaco di New York; due repubblicani La Guardia e Giuliani, due democratici Impellitteri e appunto De Blasio) dichiaratamente ultra progressista. De Blasio è un socialista, ma che nei fatti in passato è stato un simpatizzante sandinista, secondo il Presidente Reagan un filocomunista. De Blasio vuole ‘unire le due New York’ abbattendo le differenze tra classi sociali, ricompattando tutte le minoranze sotto il sogno ‘di un cammino progressista’.

Vuole tassare di più per poter spendere di più, vuole limitare l’utilizzo delle forze dell’ordine e rivoluzionare l’assistenza medica. I mainstream media italiani sono entusiasti della sua elezione, non avevamo dubbi. A noi non interessa molto delle sue origini italiane, della sua folcloristica famiglia, ma esclusivamente dei contenuti, delle sue idee e del suo operato. Permetteteci di essere dubbiosi di fronte a quello che oggi sembra somigliare più ad un caudillo sudamericano, che al sindaco di New York.