Anche i Millennials sono stanchi di Obama

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La speranza non si promette. E alla fine anche i giovani compresi tra i 18 e i 29 anni, i cosidetti Millennials, abbandonano Barack Obama. Delusi dalle tante parole lasciate interrotte dal loro presidente. Sono tempi bui per la casa bianca. Lo scandalo Datagate e l’Obamacare mettono in ginocchio l’amministrazione e il consenso scende implacabile. Secondo gli ultimi sondaggi realizzati dall’Università di Harvard, infatti, la maggioranza dei ragazzi sotto i 30 si schierano contro la politica portata avanti dal presidente.

L’indagine mostra come le nuove generazioni americane guardano con distacco la politica. Non la comprendono né comprendono il suo ruolo, giudicato eccessivo, nella vita di tutti i giorni. Sono preoccupati per il futuro, delusi del sistema politico, fortemente contrari al continuo ficcare il naso del governo nei loro affari privati. Proprio quei giovani che hanno portato in trionfo Obama per ben due volte in passato mostrano segni di disaffezione. Stanno cambiando rotta e quanto sta accadendo potrebbe avere le prime ripercussioni nel voto di midterm del prossimo anno.

Secondo il sondaggio solo il 41% dei ragazzi crede ancora nel loro presidente. Un calo di ben 11 punti rispetto allo scorso anno. Mentre solo il 46% di quelli che hanno votato Obama nel 2012, sarebbero pronti a farlo di nuovo. Quando è stato chiesto cosa pensano dei rappresentanti eletti al Congresso, il 52 per cento ha risposto che tutti i membri del Congresso dovrebbero andarsene. Il direttore dell’Institute of Politics di Harvard che ha realizzato le rilevazioni, fa sapere che “stiamo assistendo a un mutamento epocale” del bacino elettorale democratico e obamiano in particolare. Insomma, i ventenni americani stanno correggendo il tiro, si stanno pentendo e ritirano la fiducia offerta con gioia (negli anni scorsi) al loro presidente.

Il Datagate, la riforma sanitaria che imporrà, a parità di contizioni, costi  più elevati per i giovani e la disoccupazione sono al centro della nemesi. Il 57% di loro disapprova l’Obamacare, il 40% afferma che comporterà un peggioramento della qualità delle cure. Solo il 18% sostiene che l’Obamacare migliorerà la situazione esistente. I leader repubblicani e democratici devono trovare poco conforto nei risultati. L’indagine mostra che il 33% dei giovani americani si considerano democratici e il 24 per cento identificarsi con il GOP (grand old party). Il segmento più grande e crescente va a favore degli indipendenti, il 41 per cento del totale. Il vantaggio accumulato negli ultimi anni dai dem sta svanendo.

Tra i giovani compresi fra i 25 e i 29 anni, i democratici mantengono un vantaggio di 16 punti al di sopra del GOP: il 38% dicono di essere democratici e il 22% si definisce repubblicano. Tra i ragazzi di età tra i 18 e i 24 anni il divario è ancora minore, di appena sei punti percentuali. Trentuno per cento contro il 25%. Se si esaminano gli elettori delle singole etnie si nota che i giovani black (spiccatamente vicini al loro presidente) si dichiarano molto meno propensi a votare nel 2014, di quanto non lo fossero nelle precedenti tornate elettorali. Oltre alle cure sanitarie, Obama è messo in cattiva luce anche dallo spionaggio domestico. I giovani elettori sono tra quelli che in modo più deciso si oppongono al programma di monitoraggio e controllo degli account sul web.

Sono contrari alla raccolta di informazioni sui social network, sulla mail, sul gps, nelle telefonate e negli sms. Un altro problema viene poi rappresentato dalla bolla dei prestiti universitari. La difficoltà con cui gli universitari statunitensi riescono a restituire i soldi ricevuti per pagarsi lo studio cresce e il rischio di un crack del sistema è dietro l’angolo. Quasi sei ragazzi su dieci lo considera un grave problema e per il 70% degli americani pronti per il college, il reddito diventa il vero scoglio da superare per la loro formazione. I numeri sono chiari Obama non è più lo sponsor della speranza giovanile. Delude e cancella il futuro. Alla fine delle promesse non resta niente.

Da Il Tempo del 5/12/2013