Soft Power per un’America debole

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Venerdì Obama aveva dichiarato:”The United States will stand with the international community in affirming that there will be costs for any military intervention in Ukraine”.

Immediatamente si è intuito da parte del Presidente degli Stati Uniti un profondo grado di separazione tra “l’azione reale” e le “parole”. Obama, inoltre, non ha mai parlato di un’America “in prima persona” , ma ha sottolineato una possibile azione congiunta con gli alleati e che tale azione avrebbe avuto un “costo”, qualora la Russia decida la linea dura in Crimea.

Dopo l’escalation siriana sono in tanti, però, a sospettare un Vladimir Putin affatto preoccupato delle parole del Presidente Obama. Anche nella occasione della crisi in Siria, infatti, l’amministrazione della Casa Bianca si limitò ad esprimere preoccupazione senza agire in maniera incisiva.

Se la Russia,come sembra più probabile di giorno in giorno, dispiegherà il suo esercito in Crimea in maniera massiccia, saprà questa volta il Presidente degli Stati Uniti far seguire alle sue parole azioni tangibili ed efficaci? Questo non significherà, ovviamente, un invio massiccio di truppe americane ed alleate (non ce ne sarebbero i mezzi) ma, per esempio,  spingere gli alleati al boicottaggio del G8 di Sochi, o mettere in atto sanzioni economiche (bloccare visti ect).  Un ‘altra azione efficace potrebbe essere accelerare l’ingresso della Georgia nella NATO ed intraprendere prima possibile un rapporto più stretto con il nuovo governo ucraino, in modo da  permettere la sicurezza di quella regione,

Saprà Obama muoversi rapidamente, interpellare la sua amministrazione ed il Congresso al fine di trovare tutte le soluzioni diplomatiche per mettere il bastone tra le ruote a Putin? Saprà il Presidente degli Stati Uniti sottolineare come le azioni del governo russo potrebbero davvero avere un “costo” tangibile per l’economia della regione?

Se è vero che l’America ha scarso interesse di natura geopolitica, soprattutto per via di strategie energetiche differenti da quelle europee (a causa delle pipeline), potrà Obama tergiversare e permettersi uno smacco tanto forte? Rimarranno solo parole o si passerà ai fatti?

Trovare leve importanti per destabilizzare le decisioni russe non sarà facile per Obama. Spesso, infatti, gli avvertimenti verso regimi autocratici non hanno sortito l’effetto sperato. La Russia è ancora oggi – anche in un epoca storica post sovietica –  troppo forte economicamente per poterla mettere sotto scacco nel breve termine, ed ha ancora potenza militare e tante risorse. Le opzioni a lungo termine potrebbero essere forse più incisive, ma richiederebbero molti compromessi.

Per esempio, l’amministrazione della Casa Bianca potrebbe imporre lo stesso tipo di sanzioni bancarie che soffocarono l’economia iraniana. Ma l’Europa, che ha legami economici con la Russia molto più consistenti rispetto agli Stati Uniti, potrebbe essere riluttante ad andare avanti in questo progetto di lunga durata. Dove andrebbe poi a finire la cooperazione Usa con la Russia, rispetto alla stretta sulla Siria e sull’Iran?

Infine, dal punto di vista di Vladimir Putin. non si tratta solo di una questione di potere geopolitico, ma del futuro del sistema russo. Se il popolo ucraino, da solo, può rovesciare un presidente appoggiato dalla Russia, cosa potrebbe succedere alla stessa Russia? Forse nessun “costo” potrebbe essere troppo alto per impedire il richiamo del sistema occidentale. Quello che sta accadendo in Ucraina è in realtà sinonimo di una minaccia incombente per il potere del Cremlino sull’intera regione e Putin lo sa bene. Per questo motivo la sua scommessa su una reazione occidentale debole, che lo rafforzerebbe nella leadership, è già iniziata.

Basterà l’appello di Barack Obama – basato sul soft-power – e di una Europa pronta a pagare l’inevitabile bancarotta dell’Ucraina per evitare il peggio? Gli interrogativi sono tanti, forse troppi.