E ora dove sono i pacifisti?

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C’è una strana congiunzione astrale per cui pacifisti, nostalgici dell’Unione Sovietica e dell’irredentismo destrorso si sono coalizzati e viaggiano uniti in colonna. Forse a loro insaputa. È la battaglia che si sta affermando sui social network e in molte redazioni di giornali italiani negli ultimi giorni. Queste nuove comunità di pensiero sperimentano una post moderna quanto preoccupante simpatia per Vladimir Putin e per la sua politica estera interventista.

Fioccano le pagine Facebook e i tweet di sostegno a favore dell’invasione silenziosa della Russia nei confronti della Crimea. Molti gli alibi (sì ma in quella regione sono tutti russi, sì ma a Kiev ci sono i nazisti, sì ma il diritto all’autodeterminazione, sì ma…), poche le responsabilità prese di fronte alla comunità internazionale e al destino dell’Occidente con buona pace della democrazia.

Senza voler togliere nulla alla volontà di potenza russa e al desiderio di rivalsa nei confronti della storia del loro leader (dittatore?) del momento, c’è un aspetto che quasi nessuno ha colto e che interessa, nel nostro piccolo, l’Italia. Ma dove sono finite le migliaia di persone scese in piazza in tempi non sospetti quando l’allora presidente George W. Bush diede inizio alla campagna militare in Iraq? Spariti, volatilizzati. Come se la pace fosse un diritto esclusivo che vale solo quando ad attaccare c’è gente che parla inglese.

Tutti chiusi dentro casa a studiare le prossime mosse della conquista del mondo. Schiere di studenti, comunisti, pacifisti, sfilarono nelle strade, appesero sulle loro finestre o nelle aule dei licei occupati bandiere arcobaleno. Le bandiere della pace venivano vendute in ogni angolo di strada e una vena antiamericana si sprigionava nell’etere, nei programmi tv e su internet. Oltre che sui muri di ogni città. Sono il diavolo, gli imperialisti assassini, vogliono il petrolio, servi di Israele.

Questa è la storia di una una parte della società italiana che rifiuta a prescindere l’identità occidentale e che aspira per sé e per la sua famiglia al regno sul mondo dell’ultimo dei regimi. Che sia quello socialista di Maduro in Venezuela o quello conservatore dello zar Putin poco importa. Il popolo benpensante complottista e diffidente degli ideali dietro alla bandiera a stelle e strisce si ritrova così in campo dalla parte sbagliata della storia quasi per capriccio.

Difendiamo Saddam Hussein leader di un Paese sovrano e non importa se era un sterminatore che faceva affari con gli integralisti islamici. E non ci si azzardi a parlare dell’aspirazione alla democrazia del popolo ucraino. Attenzione. Se ci scambi due parole ti diranno: “In piazza Maidan c’erano terroristi”. E poco importa se la pressione e repressione politica di Mosca ha condotto con censure, arresti e sparizioni il paese verso un’inevitabile dipendenza russa. Sono gli stessi che celebrano i partigiani italiani, con la tessera dell’Anpi in tasca, ma che dimenticano puntualmente i soldati alleati morti sulla nostra penisola per liberarci dal regime fascista. O che si indignano se qualcuno si azzarda a commemorare i morti delle foibe.

La democrazia, per loro, è e resterà un optional legato al destino dei loro dittatori preferiti. L’importante è che siano antiamericani.