GOP 2016. Le pagelle del quarto dibattito Nov11

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GOP 2016. Le pagelle del quarto dibattito

John Kasich, Jeb Bush, Marco Rubio, Donald Trump, Ben Carson, Ted Cruz, Carly Fiorina, Rand Paul

TED CRUZ 7,5

Si staglia nettamente sopra tutti in quanto a capacità oratorie, la prossemica lo aiuta senza discussione: guarda in camera senza esagerare, gesticola nel modo giusto, dosa pause e volume come un consumato attore. E’ convincente su tasse e spesa, evita di attaccare Trump sull’immigrazione e gioca di rimessa dicendosi “offeso” da chi lo ritiene “anti-immigrati” solo perché pretende un miglior controllo delle frontiere. E’ la sua miglior performance sin qui.

MARCO RUBIO 7

Altra prestazione solida. I dibattiti non si valutano tanto dalla prestazione in sé quanto dall’obbiettivo che ti dai all’inizio. Se il suo era di non perdere punti rispetto all’ultima apparizione diciamo che ci è tranquillamente riuscito. Vive la condizione felice di essere quello con tutte le attenzioni addosso pur senza essere il front-runner. I due davanti a lui non sono presidenziabili, i due dietro di lui (Cruz e Bush) o non sfondano o stanno evaporando.

BEN CARSON 6,5

Al solito: vorrebbe essere da tutt’altra parte ma questa volta almeno si impegna e sembra essere un frontrunner abbastanza a suo agio. Bravo quando respinge al mittente le accuse di aver mentito sul suo curriculum e invece di fare lo stizzito se la prende con..Hillary Clinton. Vago sulle tasse e sulle domande più di sostanza anche se riesce a non dire strafalcioni e ad apparire superficiale ma non impreparato.

RAND PAUL 6,5

Va molto meglio delle altre volte: quantomeno ci siamo accorti che esiste. Non ha alcuna chance di diventare un candidato credibile e nemmeno un vice-presidente di valore: è populista su tasse, spesa e Federal Reserve. Attacca Rubio sulla politica estera e conferma la posizione isolazionista cara alla famiglia Paul. Però c’è, esiste, ed è già una notizia.

DONALD TRUMP 6

E’ il suo show e ci tiene a rimarcarlo. Una nota sotto il suo solito, sprezzante, atteggiamento. Cerca di essere presidenziale per il primo quarto d’ora poi torna quello di The Apprentice. Litiga con tutti tranne che con Ben Carson e questo dimostra che inizia seriamente a pensare di potercela fare. Il suo gradimento cala ma nemmeno troppo: non è un fuoco destinato a spegnersi tanto facilmente.

CARLY FIORINA 6

Nessun highlight particolare. Per essere una che viene da una grande impresa appare titubante sui temi economici e va paradossalmente meglio quando parla dei militari. L’impressione è che sia molto brava per il dibattito dei “minori” e non ancora pronta per lo stage principale.

JEB BUSH 5,5

Meglio dell’ultimo dibattito, anche se ci voleva molto poco. Appare al solito tranquillo e a suo agio fino a che non va sotto pressione. Soffre le interruzioni e i toni che si scaldano. Sull’immigrazione è nettamente disallineato rispetto alla base del partito: probabilmente avrà ragione lui nel lungo periodo ma è il candidato sbagliato per questo ciclo elettorale. Non dovesse spuntarla Rubio (con cui condivide la provenienza geografica) potrebbe essere un buon vice di Carson o Cruz. Per tornare front-runner serve un cambio di ritmo che ieri non si è visto.

JOHN KASICH 5

Interrompe chi sta parlando e infastidisce tutti: pubblico e colleghi. Sembra non rendersi conto che corre per un Partito Repubblicano profondamente diverso da quello che l’ha eletto governatore dell’Ohio. Difende l’intervento statale per salvare le banche e potrebbe tecnicamente aver ragione lui ma quelli che lo dovrebbero votare hanno un’idea completamente diversa. Condivide con Bush molti problemi ma non ha i soldi e l’organizzazione dell’ex Governatore della Florida per poterne uscire.

[Update. Le pagelle di Andrea Mancia]

Breve update dopo aver visto (in ritardo) il dibattito. In linea di massima sono d’accordo con Simone, soprattutto sul fatto che la performance di Cruz sia stata una spanna sopra agli altri, anche se a mio avviso il livello medio del dibattito è stato buono (e non soltanto sufficiente, come può sembrare dalla media dei suoi voti). A differenza di Simone – anche se alla fine il voto è quasi lo stesso – sono rimasto meno affascinato dalla performance di Rubio, che continua a sembrarmi un po’ troppo “scripted”, pur se oggettivamente molto efficace. E penso che anche Kasich meriti la sufficienza: le sue interruzioni non mi sono sembrate così sgradevoli, anche se nella sostanza delle sue posizioni sono molto più critico con lui di quanto non lo sia Simone. Ma bando alle ciance, ecco le pagelle (in ordine crescente).
John Kasich 6
Donald Trump 6+
Jeb Bush 6,5
Rand Paul 6,5
Carly Fiorina 7-
Ben Carson 7
Marco Rubio 7+
Ted Cruz 8- (il meno per la “gaffe” simil-Perry)