Il terrorista Isis?

SC-expresses-concern-at-terrorist-threat_NGArticleFullDa Parigi a Roma, il terrorismo bracca l’Occidente. La paura adesso ha il volto di un imam arrivato come rifugiato, ospitato in un “albergo” per migranti e pronto a far saltare la città eterna. Nei piani del ragazzo (di appena 22 anni) c’era un attacco alla capitale. “Cominciamo dall’Italia, andiamo a Roma e cominciamo dalla stazione”, avrebbe detto il giovane, facendosi forte del suo ruolo nella comunità islamica. Cercava adepti tra i rifugiati provenienti dal Medio Oriente e dal nord Africa. La polizia lo ha bloccato prima che accadesse il peggio. In questo caso il terrorismo assume un volto e viene sconfitto. Molto spesso avviene il contrario e centinaia di cellule dormienti disseminate per il mondo, senza volto né voce, colpiscono e fanno male. Per il professor Alessandro Orsini, Direttore del Centro per lo Studio del Terrorismo di “Tor Vergata” e Research Affiliate al MIT di Boston, la jihad non colpisce a caso. Non è una questione di “fortuna” anche se il suo ultimo saggio si chiama “Isis. I terroristi più fortunati del mondo e tutto ciò che è stato fatto per favorirli”.

Professore, l’Europa è nella morsa del terrore. Di chi è la colpa?

L’Occidente subisce il terrorismo non per una ragione casuale, ma perché sono stati commessi errori importanti che hanno favorito il suo sviluppo. Però attenzione: questo non significa che il terrorismo esiste solo per colpa dell’Occidente. Di certo non per sfortuna, ma per cause oggettive.

Perché i giovani musulmani che vivono in Occidente sono così attratti dalla causa jihadista?

Nel mio libro, ho studiato le vite dei ragazzi jihdisti che sono riusciti a uccidere nelle città occidentali dal 2001 a oggi. Quindi i fratelli Koauchi, tra gli attentatori di Charlie Hebdo ad esempio. E da studioso empirico di terrorismo preferisco rispondere sulla base dei casi da me studiati.

Bene, allora mi dica: come si diventa terroristi?

Per quello che posso dire tutti quelli che entrano nel network del terrore hanno attraversato una fase di disintegrazione dell’identità sociale. Sono tutti convertiti. E la conversione quando è sincera presuppone travaglio interiore, esistenziale. La maggior parte di loro non viene dall’Islam, alcuni sono cristiani, altri conducevano una vita ostile ai dettami dell’Islam.

Cosa hanno in comune?

Disintegrazione dell’identità sociale. Straniamento dal mondo circostante: trovano una risposta alle loro angosce esistenziali in un’ideologia iper-radicale. In alcuni casi, provengono da ambienti molto disagiati. In altri, provengono da famiglie della media borghesia.

Come si potrebbe raccontare la conversione?

La conversione è un processo graduale, scandito da varie tappe. L’ideologia jihadista ha il potere di trasformare esistenze prive di valore in esistenze eroiche. Come disse un ex jihadista, riflettendo criticamente sul ruolo dell’ideologia nella sua militanza passata: “From zero to hero overnight (da zero a eroe in una notte)”.

Il vero miracolo dello jihadismo?

Restituire un significato esistenziale a chi lo ha perso. Ma poi chiede in cambio la vita.

Cosa li trasforma…

Nei casi specifici da me analizzati si evidenzia come l’integralismo islamico riempia le vite di questi ragazzi. Colma un vuoto esistenziale che dilania la loro quotidianità.

Da un punto di vista sociologico, qual è l’habitat ideale per un terrorista?

I contesti sociali di provenienza cambiano. I terroristi possono provenire da contesti molto diversi.

Cosa non ha funzionato in Francia?

La ragione che ha spinto i terroristi a colpire molto la Francia è che la Francia colpisce molto i terroristi. La loro formula è: “Colpiamo coloro che ci colpiscono”. Nel caso della strage contro Charlie Ebdo, la ragione era culturale. Nel caso della strage dell’Isis, la ragione era militare.

Nonostante la tradizionale laicità dello Stato, il terrorismo ha comunque attecchito nel tessuto sociale francese…

Il terrorista islamico parte dall’assunto che la Francia e i paesi occidentali in genere non rispettano il musulmano. Gli integralisti, inoltre, pensano che i francesi musulmani non siano buoni musulmani (in quanto moderati). La laicità di quel paese non è un motivo per rispettarlo. Proprio perché la laicità implica una separazione tra potere politico e potere religioso. Le società laiche sono società desacralizzate. E loro sono appunto contro questo tipo di società perché lo Stato che vogliono creare è uno stato in cui vige la sharia, quindi la religione. I terroristi vogliono risacralizzare la società desacralizzata dai processi di secolarizzazione

Due domande sulla Libia: quanto ci costerà?

In Libia c’è una situazione molto pericolosa per l’Italia che è destinata a peggiorare sempre di più. Il governo Renzi è cauto nel gestire la situazione. Dice che non ci sarà accelerazione da parte dell’Italia. Il problema è che le accelerazioni potrebbero arrivare dall’Isis. In quel caso l’Italia verrebbe presa in contropiede.

E quali saranno i rischi per il nostro paese?

La prudenza di Renzi, la sua moderazione e l’attesa potrebbero funzionare. Ma se una cellula dell’Isis, partendo dalla Libia, colpisse la Francia o un altro paese occidentale, Hollande attaccherebbe in Libia a testa bassa e l’Italia sarebbe scavalcata. Se la Francia subirà un altro attentato, nessuno la fermerà.
Tratto da www.occhidellaguerra.it