Muri sinistri

MuroSe lo chiedi a uno come Nigel Farage ti dirà, come ha fatto al Parlamento Ue, che superare il problema dell’immigrazione facendo entrare la Turchia nel salotto europeo “è la cosa più pazzesca, stupida e pericolosa che l’Unione Europea abbia mai fatto dopo l’introduzione dell’euro”.

Da Strasburgo il problema umanitario sembra complicato. Complicato per i numeri, per le percentuali, per le quote, per gli hotspot, per una serie di motivi che senza girarci intorno monopolizzano il dibattito politico degli ultimi giorni. E ci si rende conto che la socialdemocrazia, quella spinta “sociale” di sostegno verso gli ultimi, quell’istinto intriso di umanitarismo verso il mondo, ha messo in crisi mezzo continente. In 4 parole: la sinistra ha perso.

L’Albania e l’Italia si preparano a fare i conti con la chiusura della rotta balcanica. E fermandoci a spulciare le pagine di cronaca degli ultimi giorni, ci accorgeremo che la posizione di alcuni governi europei sull’immigrazione, molto distanti tra loro, come può essere l’Ungheria di Viktor Orban e la Svezia di Stefan Löfven (prima in Europa per numero di rifugiati accolti), alla fine diventano molto simili se non uguali: entrambi vogliono alzare i muri.

La notizia è che la sinistra ha rinnegato se stessa. Le forze progressiste da sempre aperte al “diverso” sono andate a sbattere contro una marea umana difficile se non impossibile da gestire.L’ipocrisia della ragion di Stato della sinistra manda in malora anni di battaglie e ore di “chiacchiere” sul multiculturalismo, sul rispetto dei diritti umani a ogni costo anche quando ci si trova di fronte a un’emergenza come quella con cui la Ue sta facendo i conti.

Qualche esempio. Solo pochi mesi fa, come ricorda Goffredo Buccini sul Corriere della Sera, il premier socialdemocratico svedese aveva bacchettato la destra spiegando con veemenza che la Svezia avrebbe accolto tutti. Nessun problema, aveva detto. Il Paese scandinavo non avrebbe mai costruito muri. Che avrebbe spalancato le porte ai migranti. Peccato che poche settimane più tardi, a centri di accoglienza strapieni di migliaia di clandestini, è stato costretto a fare dietrofront. Imbarazzato ha spiegato ai suoi elettori che la Svezia avrebbe reinserito i controlli alle frontiere. Non finisce qui. Sempre qualche mese fa, anni luce prima dell’annuncio della chiusura del Brennero, l’Austria di WernerFaymann, cancelliere socialdemocratico, attaccò la risolutezza di Orban, il premier ungherese xenofobo, nel voler chiudere le frontiere. A fine gennaio la nemesi. In una botta sola: rottura con la cancelliera tedesca, Angela Merkel (favorevole agli ingressi), e sospensione di Schengen.

Le ondate di profughi stanno, insomma, colpendo un po’ ovunque ciò che resta o restava di una certa idea di Europa, sospingendo persino socialdemocrazie collaudate e avanzatissime sotto lo scacco delle destre nazionaliste, xenofobe, populiste europee. Che sembrano aver sbranato ogni politica riformista degna di questo nome.

Un altro aspetto del problema riguarda la minaccia del terrorismo islamico che si annida tra i clandestini. La marea umana che dai paesi mediorientali e africani arriva in Europa, inutile negarlo, porta con sé lo spettro del terrore. E in questo contesto non è possibile non pensare alla Turchia, al suo presidente Erdogan e al problema della sicurezza per tutto l’Occidente. Anche in questo caso la sinistra ha perso la sua sfida. E guarda caso più si sforzi di mostrare il suo volto laico, moderno, inclusivo, aperto e multiculturale più i suoi cittadini soffrono la paura dell’integralismo islamico. Il motivo? Secondo molti pensatori, sociologi e politologi anche se non possiamo individuare una connessione di causa-effetto tra multiculturalismo e terrorismo islamico. Non possiamo certo dire che lo Stato laico “inibisca”l’integralismo e la guerra santa contro l’Occidente. Anzi.

In sostanza chi ha mandato, o tenti di mandare all’aria lo spazio Schengen, è proprio chi fino a qualche mese fa parlava d’integrazione. Chi si accorge solo ora che a volte l’immigrato islamista è il primo degli intolleranti e nemico della società aperta liberale. La socialdemocrazia europea è in crisi. E ciò che resta, forse, verrà spazzato via con le prossime elezioni.