Renzate d’Egitto

Renzi è un uomo presuntuoso, capriccioso, checché se ne dica, privo di autentica sensibilità politica. È un opportunista che si muove nello spazio prospettico del giorno dopo giorno e le sue scelte tanto in politica estera, economica, sulla giustizia, che nella scelta della sua stessa squadra di governo, ne sono una prova evidente.

Il balletto Bruxelles-Roma-Egitto è un capolavoro di superficialità e di improvvisazione. Capacità prospettiche zero, solo soluzioni per l’immediato. Fino a quando i nodi non verranno al pettine. E qualche nodo s’è già mostrato: flop Mogherini, infrazioni sui conti pubblici, sulla gestione dei migranti, esclusione continua dai tavoli che contano, Libia nel pantano. E via dicendo.

Fu un errore grave rompere il tabù delle nomine degli ambasciatori fuori dalla carriera diplomatica, è stato forse peggio far tornare Carlo Calienda a Roma – lasciando l’impressione, non proprio peregrina, che non era la persona giusta per quel mestiere che gli era stato calato dall’alto – ed affidargli il dicastero dello Sviluppo economico. Credo che alla Farnesina (Elisabetta Belloni, nuovo segretario generale, già capo del Personale, conosce il dna di ogni suo collega) ci abbiano messo una buona “pezza” consigliando per la rappresentanza dell’Ue forse il miglior candidato possibile: Maurizio Massari, un ambasciatore fresco di grado, giovane, brillante, capace e indipendente.

Solo che Massari era, fino a ieri, l’indiscusso protagonista del “caso Regeni”. Il primo che dalla sede dell’ambasciata del Cairo, a lui affidata, denunciò le anomalie (diciamo così) del governo egiziano. Il primo che, la notte del ritrovamento del corpo del giovane dottorando, mollò il ricevimento e gli ospiti italiani (che caso strano: c’era la Guidi, ministro dello Sviluppo economico di lì a poco, dimissionaria, la vita è un girotondo!) per mostrare fisicamente la presenza dello Stato italiano in quella terra disgraziata dove, per avvantaggiare il cosiddetto sistema democratico, l’Occidente ha legittimato un feroce dittatore.

Eh già, Massari è uno tosto. Io l’ho conosciuto bene. È in gamba, non mai molla l’osso, lo conoscerà anche Renzi. O forse l’ha capito a sufficienza anche il premier: fuori Massari, che certo non avrebbe acconsentito a rimetterci la faccia, il dossier Regeni potrà prendere nuove rotte, nuovi approcci, magari più accondiscendenti.

Buona parte della stampa internazionale ha letto questo doppio cambio come l’ennesima dimostrazione di debolezza del governo italiano. Ed è assai difficile pensare il contrario. Al massimo la si può leggere come l’ennesima furbata, appunto, l’ennesima strategia da retrobottega. Insomma, l’ennesima renzata. Usque tandem?