Non succede…

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Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli, anche quest’anno ci siamo. Perché l’ippica sarà anche bella, specie se clandestina, ma il richiamo dei Tre Leoni è sempre troppo forte, fa superare le delusioni di Mondiali ed Europei passati e fa sognare una vittoria attesa da troppo, troppo tempo; mezzo secolo per l’esattezza.

Dopo la disfatta di due anni fa in Brasile, Roy Hogdson, nonostante tutto, è rimasto in sella, più che altro per mancanza di alternative. Nemmeno i più ottimisti tra gli ottimisti potevano immaginare che in due anni le cose sarebbero cambiate così in fretta: salutata la generazione dei Gerrard, Lampard, Terry, Ferdinand, Mr. Roy ha posto le basi per un nuovo ciclo partendo dalle (poche) cose buone viste ai Mondiali 2014: un gruppo comunque giovane, con talento, ma tanta, troppa inesperienza per poter pensare di fare tanta strada in quella competizione. Due anni dopo, nuove leve si sono affacciate, quelle che già c’erano sono cresciute, ci sono un paio di variabili impazzite che possono rovesciare il tavolo. Abbiamo anche le note dolenti, vero, ma stavolta le basi per puntare quantomeno a entrare nel novero delle prime quattro sembrerebbero esserci tutte.

Ecco a voi, diviso per ruoli, l’elenco dei futuri Baronetti nominati dalla Regina.

PORTIERI

Si parlava di note dolenti, ma in questo ruolo ormai la carenza è cronica: titolare Joe Hart, grandi mezzi fisici ma non un mostro di affidabilità.
Alle sue spalle, Fraser Forster, onesto mestierante rientrato in Patria dopo la felice esperienza al Celtic e Tom Heaton, titolare del neopromosso Burnley, che ha bruciato la concorrenza di Jack Butland, l’ultima grande speranza inglese fra i pali, purtroppo non cresciuto come ci si aspettava.
Voi direte: questo Heaton sarà giovane, sarà il portiere dell’Under 21..spiace deludervi, il buon Tom veleggia allegramente sulla trentina d’anni. Per fare un paragone più che mai calzante, è come se Conte avesse convocato Storari come terzo portiere. Dobbiamo segnare un gol in più degli altri, l’abbiamo capito, meglio ancora se entro i tempi regolamentari, o al più i supplementari.

DIFENSORI

Il reparto difensivo inglese tradizionalmente è molto solido a livello di centrali, ma carente sulle corsie laterali. Questa volta, le parti sembrano essere invertite: l’Inghilterra può schierare una batteria molto interessante di esterni, ma appare più vulnerabile in mezzo. A guidare il reparto dovrebbe essere Gary Cahill del Chelsea, prototipo classico del centrale inglese: difficilmente battibile sulle palle alte, in difficoltà se attaccato in velocità. Il suo maggior difetto però è quello di prendersi qualche pausa di troppo a livello di concentrazione durante la gara. Al suo fianco dovrebbe partire Chris Smalling dello United, discretamente affidabile ma non un top player e utilizzabile anche sulla fascia all’occorrenza, mentre l’alternativa è rappresentata da John Stones dell’Everton, anni 22, considerato l’erede naturale di John Terry e già conteso dai maggiori club d’Oltremanica. Dicevamo delle corsie esterne: meglio, decisamente meglio.
A destra a contendersi il posto da titolare sono Nathanyel Clyne del Liverpool, esterno d’assalto se ce n’è uno, e Kyle Walker degli Spurs, leggermente più riflessivo e proprietario di piede educato per i cross e di un più che discreto tiro dalla distanza. Sulla corsia mancina titolare dovrebbe essere Danny Rose del Tottenham, protagonista di un’eccellente stagione, con Ryan Bertrand del Southampton come alternativa.

CENTROCAMPISTI

Da qui in poi si comincia a sorridere: i partenti dovrebbero essere i due fenomeni degli Spurs, Eric Dier e Dele Alli. Il primo è definitivamente esploso quest’anno nella sua squadra di club: cresciuto calcisticamente in Portogallo, unisce buona visione di gioco, fisico da granatiere e grandi capacità d’interdizione; sarà lui il pilastro su cui poggerà il centrocampo di Mr. Roy. Al suo fianco Alli, sublime levriero che si ispira dichiaratamente a Gerrard. In effetti la somiglianza tecnica e fisica è notevole, questo Europeo ci darà molte risposte anche sul piano caratteriale.
Detto dei punti fermi, da qui in poi Hodgson ha davvero solo l’imbarazzo della scelta: in un centrocampo a tre si può optare per i guerrieri dei Reds Jordan Henderson e James Milner, per l’esuberante prepotenza di Ross Barkley (lato sbagliato del Mersey, Everton) o per il talentuoso caos di Adam Lallana (sponda corretta del Mersey, this time). Al fotofinish fa parte della spedizione anche il più talentuoso di tutti, quel Jack Wilshere dell’Arsenal che rappresenta forse l’azzardo più grande di Zio Roy. Talento cristallino, ok, carattere da vendere, siamo d’accordo, sinistro cardinalizio, non si discute, ma il ragazzo è sostanzialmente reduce da un anno di inattività causa (ennesimo) infortunio. Se la condizione regge, questo giocatore può essere davvero il valore aggiunto, in caso contrario le critiche per averlo messo sull’aereo saranno impietose, anche perché gli ultimi giocatori tagliati davano ampie garanzie al riguardo.
Sorvolando infatti su Delph, out per infortunio, gli ultimi tagli devono essere stati molto dolorosi per il coach inglese: Townsend (Newcastle) è sempre stato un suo pallino e, nonostante una certa discontinuità di rendimento, aveva tutte le carte in regola. Discorso più doloroso e senza happy ending per il Bevilacqua d’oltremanica, quel Drinkwater protagonista del miracolo Leicester in Premier: il buon Danny non è sopravvissuto all’ultimo taglio, ma è ancora giovane (26 anni) e, se riuscirà almeno in parte a mantenere il rendimento della scorsa stagione, avrà sicuramente un’altra chanche.

ATTACCO

Allora, qui è il caso di parlarsi chiaro, perché per un allenatore che, nella sua breve parentesi friulana, doveva barcamenarsi tra Sosa, Margiotta e Nomvete pregando nel mentre che Di Michele non si facesse male, avere a disposizione una batteria di attaccanti come quella elencata qua sotto può effettivamente dare alla testa. Siamo oltre il grasso che cola, qui il grasso deborda proprio. Le opzioni per l’attacco inglese quest’anno sono talmente tante e tali che stabilire una gerarchia sembra esercizio non molto utile alla causa.
L’unico che, almeno inizialmente, parrebbe certo di un posto da titolare è Kane del Tottenham, straordinaria macchina da gol negli ultimi due anni.
Potenza, fisico, tecnica, fiuto del gol: a tutto ciò il giovane Harry unisce una grinta e una voglia di vincere fuori dal comune. Per avere un saggio di tutto ciò, vi prego di guardare l’entrata killer subìta dal centravanti inglese nell’ultima amichevole con il Portogallo: Kane prende letteralmente una scarpata in pieno volto da Bruno Alves, cade, ma nel contempo vede che la palla è ancora in gioco; non ci pensa due volte, si rialza e scatta verso la sfera, quando invece 999 giocatori su 1000 giacerebbero esanimi al suolo in attesa dei soccorsi. Eccezionale. Raheem Sterling è formalmente convocato da centrocampista, ma in realtà è un attaccante a tutti gli effetti. Dal ragazzo di origini giamaicane i Citizens si aspettavano qualcosa in più, ma resta uno che può fare la differenza, e zio Roy si fida ciecamente di lui. Anche Daniel Sturridge viene da una stagione tormentata da problemi fisici, ma allo stato appare in buona forma. Il sinistro, ahimè inutile, con cui ha aperto le marcature nell’ultima Finale di UEFA sarebbe da far vedere nelle scuole ed è solo una pennellata del talento di cui è dotato questo ragazzo, che a ciò unisce grande corsa e spirito di sacrificio, anche se sembra trovarsi più a suo agio come unica punta libera di svariare su tutto il fronte.

Veniamo alle variabili impazzite. Cosa dire di Jamie Vardy che non sia già stato detto? Provo ad andare controcorrente: il neo-Gunner (prevedo qualche fischio alla prima a Leicester) è pura dinamite, arma letale nell’ultima mezz’ora, ma c’è da sperare che il tocco magico che l’ha assistito tutta la scorsa stagione non si sia esaurito alla parata celebrativa dei Foxies. Lietissimo di venire smentito, ma non sono ancora così sicuro che siamo davanti a un top player..nessun problema, basta che la magia duri ancora un mesetto. Altro azzardo di Mr.Roy? Vai con Marcus Rashford, anni 18, fromboliere dei Red Devils. Il ragazzo pare avere tutto: tecnica, senso del gol, fisico, il tutto condito da una sana dose d’incoscienza e da una freschezza atletica senza pari (l’età in questo aiuta). Può davvero essere la grande sorpresa del torneo.

Last but not least, Wayne Rooney, incredibilmente a suo agio nel ruolo del fratello maggiore e dell’esempio del professionista indefesso. Vista l’abbondanza del reparto e visto che parliamo pur sempre del capocannoniere all-time dei Bianchi, un posto nell’undici iniziale credo sia scontato, oltre che giusto, magari con un ruolo più da trequartista che da vero e proprio attaccante, vista anche la non comune disponibilità del Capitano a dispendiosi compiti di copertura.

Stop right now, thank you very much.
Non succede, ma se succede..