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A.I.F./ Week 7

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Week 7 in the books e ci avviciniamo a grandi – forse troppo – falcate verso la seconda metà della stagione. Emozioni? Non troppe sinceramente ma – grazie a Philly – non abbiamo più squadre imbattute. Partiamo con gli highlights!

Highlight/1 Aquile contro Vichinghi.
Match dal sapore leggendario, quasi mitologico. Gli dei – fino a questo momento – dell’imbattibilità cadono sotto i violenti attacchi delle aquile di Philadelphia. A dire il vero nella prima metà di gioco molti hanno pensato fosse una farsa: nessuno riusciva ad entrare prepotentemente nella red zone e molti, troppi, sono stati i turnovers. Ben 5. Poi, pure con un Wentz non in particolare spolvero (gli stanno prendendo le misure), le aquile spiccano il volo rasentando – dominando – la terra. Devastanti gli attacchi dei running back. Un cartello durante il match diceva – scherzosamente – Bradford ha sempre il giorno libero a Philadelphia. Non sbagliava.

Highlight/2 Un 13 all’enalotto.
Più o meno. Raro, infatti, il caso di trovare un pareggio in un match NFL. Arizona e Seattle – nella sfida del Field Goal sbagliato – ce l’hanno fatta. Anche questa, comunque, una partita da ricordare. Se non altro per l’almanacco statistico.

Highlight/3 Splende il sole in Florida.
Un inizio di stagione debole – per non dire di peggio – a Miami che ora, invece, ha iniziato a brillare. Due vittorie consecutive. Questa molto pesante contro Buffalo a cui rifila 29 punti: non poco pegno pagato da una difesa tra le migliori fino ad ora. Fuoco di paglia? Sicuramente nessuna ambizione da playoff.

Highlight/4 I left my heart in…San Diego.
San Diego è citta mondana quanto basta, teoricamente luogo per svernare. I californiani che fino a qualche tempo fa lasciavano il cuore a San Francisco beh, forse, hanno trovato una nuova casa. La Home of the Faithful piange, facciamocene una ragione. Rivers è un franchise quarterback, cristiano duro e puro, 8 figli naturali e 53 adottivi: la sua squadra. Due vittorie pesanti nelle ultime due settimane: Denver e Atlanta. Mica balle. Un Melvin Gordon impressionante, incontenibile – 3 td domenica scorsa – aiuta il buon Philip a guidare l’attacco. Come una balia. Come una famiglia.

Highlight/5 Le palle di Fitzpatrick.
Ryan Fitzpatrick è un Uomo. Con la “U” maiuscola. Fitzpatrick – che ad un certo punto della sua carriera è diventato Fitzmagic – è laureato ad Harvard, ha ottenuto un punteggio di 48/50 nel Wonderlic Test (un test cogntivo), è stato 250° assoluto al Draft 2005. Ryan ha girato in lungo e in largo: St.Louis, Buffalo, Tennessee, Houston, New York sponda Jets. Lo scorso anno ha mancato i playoff per un soffio. Quest’anno molto probabilmente non li vedrà nemmeno con un telescopio. Ma è altro che conta. I Jets hanno una squadra mediocre. Sono sfigati. Ma ci sta, è il gioco delle parti. Come a Milano, a Torino o a Roma: una è la squadra bella e vincente, l’altra è cenerentola. Dopo un discreto inizio, il rendimento di Fitz comincia a calare. Non è solo colpa sua: vorrei vedere Brady con l’O-line dei Jets… Resta il fatto che viene “benched”. Panchinato, in Italiano o supposto tale. Sostituito da Geno Smith, il qb del futuro. Come tutti gli altri passati per i Jets che poi, nel futuro, si sono smarriti. Domenica il buon Smith si infortuna, Fitzpatrick torna in campo. Non è devastante ma conduce alcuni buoni drive e i Jets vincono su Baltimore. Corri, corri in sala stampa Ryan. Ecco, qui torniamo all’inizio: Ryan Fitzpatrick è un uomo. Intelligente, molto intelligente e mette giù una sequenza di parole più pesanti di un TD all’ultimo secondo di gioco: “Quando perdi la fiducia del Proprietario, del General Manager e del Coach devi contare solo su te stesso. E’ una cosa con cui ho già fatto i conti in passato. Ma la squadra è con me, ed è ciò che mi interessa”. Touchdown, Fitzmagic.

In chiusura.
Nel Monday Night altra prestazione da incubo per Houston che, quando incontra una squadra con la S maiuscola (leggi Broncos), va fuori giri. Osweiler – 72 mln in 4 anni, ma i garantiti sono 37 in due anni –  che nel primo drive del quarto periodo lanciando fa scivolare la palla andando in fumble è la fotografia, emblematica, dei Texans attuali. Sembra quasi blasfemo dirlo ma il confronto con lo scorso anno è impietoso. Nonostante il record, nonostante Hoyer. Anzi, meglio Hoyer. L’attacco di Houston ha, in totale, 10 TD segnati. Come Melvin Gordon, la balia di Philip Rivers, da solo.