Parla la Krusciova Nov05

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Parla la Krusciova

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“Rendeteci pure schiavi, ma sfamateci”. Questa è la Russia raccontata da Fëdor Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”. È una faccenda borghese la libertà. È un problema esistenziale la difficoltà di riconoscersi dopo anni di dittatura. Felicità e libertà per il Grande Inquisitore sono inconciliabili: l’uomo deve decidere se percorrere la prima via segnata dalla pianificazione, dall’ordine assoluto o la seconda che porta con sé dolore, imprevisti e caos. Ecco una finestra sull’universo liberale russo. Una chiacchierata sugli anni ’90, un tempo in cui i liberali tentarono di portare l’Urss fuori dalla morsa statalista. Nina Krusciova è la nipote di Nikita Kruscev, il presidente russo protagonista della destalinizzazione. Il primo a incrinare il sistema sovietico dall’interno. Fu il primo segretario del Pcus a denunciare pubblicamente i crimini di Stalin e il primo leader sovietico a visitare gli Stati Uniti. Nina vive e lavora negli Stati Uniti dove è emigrata circa una ventina di anni fa quando il popolo russo ha iniziato a capire che la parabola comunista sarebbe sopravvissuta, con altri mezzi, grazie a Vladimir Putin. Una sfida che, da liberale, ha perso rovinosamente. Kruscev, come detto, era suo nonno e lei, a quanto sembra, ha ereditato da lui il talento di parlare chiaro. È una sociologa. Insegna Relazioni Internazionali alla New School di New York. E raggiunta dalle nostre domande ha parlato senza timore della società e delle battaglie liberali al tramonto della Guerra fredda. Si è soffermata sui cambiamenti, sulle incertezze e sulle aperture dopo il collasso del 1991. Le è stato chiesto cosa è accaduto dopo la caduta dell’Urss e cosa vuol dire il fenomeno Putin per il singolo individuo che esce da un’epoca di pianificazione e autoritarismo. Quanto contano insomma i valori liberali nel ventennio post-disgregazione. Lei ha passato la vita a cercare di smarcarsi dal nonno: figura ingombrante. E tratteggia le sembianze della Russia degli anni duemila.

Che problemi ha culturalmente il popolo russo?

Se guardiamo a ciò che la Russia è realmente, ci rendiamo conto che è un paese non-occidentale. È una civiltà che si definisce attraverso ciò che non è, il che è chiaramente un problema perché è molto difficile andare avanti quando si definisce se stessi attraverso valori negativi. Quando si dice: “Io sono ciò che non sono”, vuol dire che non sai quello che sei.

La Russia post sovietica è mai stata libera?

La presidenza di Putin in Russia dimostra che lo stalinismo non morirà mai. Non molti anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica i russi hanno scoperto che si vive meglio sotto i dittatori.

Colpa di una fiducia illimitata verso Putin?

L’abbiamo appoggiato quando ha messo in prigione gli oligarchi. Lo abbiamo sostenuto quando ha schiacciato la stampa e quando ha imposto la dittatura dell’ordine. Odiamo i governanti che ci assomigliano nell’aspetto e nelle azioni: Krusciov con i suoi vigorosi pugni sul tavolo e la camicia da contadino ucraino. Gorbaciov con la voglia scura sulla testa. Eltsin con la sua “passione” sregolata per l’alcol. Stalin invece si era pazientemente costruito un’immagine ufficiale che occultava il fatto che lui fosse basso e avesse la faccia butterata.

Putin quanto immagine…

Anche Putin costruisce scrupolosamente la sua immagine. Nonostante numerose apparizioni in pubblico ci chiediamo ancora che cosa nasconda la sua anima.

La democrazia in Russia sembra un lusso che l’individuo non può permettersi…

Quando Eltsin salì sul carro armato nel 1991 la Russia con la sua storia di oppressioni non sapeva che la democrazia richiede un contributo individuale.

In che senso?

Non abbiamo ancora assorbito l’idea, propria della democrazia e del libero mercato, che se le cose non funzionano non c’è nessuno da incolpare, se non noi stessi. Dopo la libertà della Perestrojka si è scoperto che, lasciati a noi stessi, senza nessun controllo dall’alto, ci scopriamo poveri e disonesti. E non ci piacciamo affatto.

Paura della libertà?

Già.

Colpa di Stalin?

Stalin rimproverava ai riformatori di aver scatenato la bestia che ha arrecato un danno orribile a tutta la società. Questa bestia viene chiamata democrazia.

Che cosa rappresentano i liberali nell’era Putin?

I liberali in Russia rappresentano gli anni ’90. Ora sono visti come una forza di opposizione alla centralizzazione del potere nelle mani di Putin.

Che fine hanno fatto?

Molti, dopo l’ascesa del presidente, andarono all’opposizione. Parlo ad esempio di Boris Nemtsov e Mikhail Kasyanov. Altri, come Anatoly Chubais e Sergei Kirienko, sostengono in pieno il sistema Putin. Aleksej Kudrin, poi, ex ministro delle Finanze e liberale della prima ora, è considerato come l’uomo che può continuare a liberalizzare le finanze russe. Eppure, questi tre, non possono più essere considerati a tutti gli effetti liberali, a mio avviso. Più che altro interpretano un ruolo di facciata. Un contrappeso alla percezione che Putin è un autocrate conservatore e che la democrazia in Russia è morta. La loro esistenza è diventata parte della propaganda governativa.

Parliamo proprio di economia. Quanto è importante la libertà economica in Russia?

In Russia l’economia di Stato ha la priorità.

Esistono forme di mercato?

Le libertà economiche sopravvivono all’interno delle formule di Stato e solo quando non interferiscono con l’agenda pubblica. Per questo motivo tutte le grandi aziende come Gazprom o Rusal sono strettamente collegate allo Stato.

In questo contesto Putin può essere considerato un liberale?

Forse inizialmente come un centrista, ma non più. Oggi le sue politiche, sociali ed economiche, hanno un valore sempre più autocratico.

Una transizione da un’economia pianificata ad un’economia di mercato è mai avvenuta veramente?

È accaduto…

Poi cosa è successo?

Di solito il capitalismo è il risultato di un lungo processo di sviluppo. La Russia negli anni ’90, grazie anche al lavoro di Anatolij Borisovič Čubajs (padre delle grandi privatizzazioni statali, ndr) ha voluto realizzare le riforme cercando di ottenere risultati simili a quelli avvenuti negli Stati Uniti e in Europa occidentale. Nei fatti Mosca ha cercato di saltare alcune fasi evolutive e tutto si è concluso con “un aborto”.

Cioè…

Un’economia né pianificata né veramente di mercato.

Quante tasse si pagano a Mosca?

Il 13 per cento.

Esiste una classe media in Russia?

C’è sicuramente una classe media in Russia.

Dopo il crollo dell’URSS, quanto le battaglie politiche sono state rilevanti nella creazione di un sistema capitalistico?

Negli anni ’90 tutti si battevano per la creazione di un sistema capitalistico.

E i liberali?

I liberali, allora, conducevano il gioco.