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La gente come noi non molla mai

  Dev’essergli venuta la tentazione di mollare tutto all’Amor Nostro. Gli è balenata in testa, come un temporale estivo: rapido e quasi indolore. Potrebbe andare a Tahiti, comprarsi un atollo in qualche oceano, costruire ospedali per bambini. Potrebbe fare qualsiasi cosa. Ma,porca vacca, lui è Silvio, non uno qualsiasi. Lui ha dato cittadinanza politica a milioni di persone che non ce l’avevano. Nel 1994 è sceso in campo raccogliendo i cocci di un’Italia sfiduciata dai politici di professione e raccontandoci che esisteva un’Italia diversa che non era nè Martinazzoli, nè Occhetto. E poi dal 96 al 2001,quell’attraversata nel deserto, il giro in nave per le regionali, Azzurra Libertà cantata a squarciagola, il riavvicinamento con Bossi, il Contratto con gli Italiani. Nessuno come lui ha innovato la politica di questo paese, nessuno come lui ha saputo essere politico e antipolitico nello stesso tempo. Tesi e antitesi di se stesso. Nessuno. Andato al governo ci ha deliziati per cinque anni: le pacche sulle spalle, le passeggiate in Piazza Navona, le cene del lunedì, i consigli ad Ancelotti, le ospitate da Vespa, l’appello finale nel confronto. Quel dito puntato e quell’ “andiamo avanti insieme”, tutto per il suo popolo. Già, il suo popolo. Se non ve ne siete accorti l’impresa di Silvietto nostro è stata quella di creare un popolo di centrodestra, di mobilitarlo, i portarlo al voto compatto a riconfermagli la fiducia. Un’elezione ormai persa si è rivelata la più grande rimonta elettorale a cui abbiamo assistito. Una cavalcata esaltante, fatta tutta d’un fiato. Conclusasi a Napoli,in un bagno di folla senza precedenti. Ci siamo specchiati in quella folla che lo acclamava, abbiamo capito di essere un popolo anche noi. Silenzioso e moderato, ma non per questo ininfluente. E allora via quell’aria triste Silvio, la gente come noi non finisce di stupire, di vincere, di gioire e di lottare per quello in cui crede. Solo dieci anni fa pensare che sarebbe esistito un centrodestra così forte in Italia sarebbe stata un’utopia. Pensare di creare un polo che osteggiasse i poteri forti, che se la prendesse coi vertici di Confindustria, con l’Editoria schierata, con l’egemonia culturale e che riuscisse a raccogliere e coagulare consensi era una follia. Già, la Follia. L’elogio della Follia. Quello che ci fa dire oggi che il futuro di questo paese siamo noi e che questo rigurgito di passato finirà presto. PS:LEGGERE ASSOLUTAMENTE