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I Laburisti perdono anche le roccaforti storiche

di Simone Bressan L’apertura di ieri dell’Evening Standard non lasciava spazio a dubbi: “Un bagno di sangue per Brown”. Forse non è un titolo propriamente “british” ma è certamente quello che meglio di tutti ha reso l’idea di quel che è successo. Doveva essere una semplice elezione amministrativa ma è nei fatti diventata un vero e proprio referendum contro il Primo Ministro in carica, quel Gordon Brown che non ha saputo trasformarsi da eminenza grigia di Tony Blair a leader di governo. I sintomi di una sconfitta c’erano tutti da tempo: sondaggi contrari, malcontento strisciante e la sensazione di un governo guidato da un burocrate supponente che aveva ormai perso ogni contatto con la realtà. La realtà,ieri, gli ha presentato un conto salatissimo: delle 159 amministrazioni locali andate al voto 62 sono state appannaggio dei Conservatori, 16 dei Laburisti, 11 dei Liberaldemocratici (in 60 councils nessuna delle forze in campo ha raggiunto la maggioranza assoluta dell’assemblea). La misura della sconfitta sta tutto nel conto dei singoli seggi, ossia nel numero di consiglieri che ogni partito perde o guadagna rispetto all’elezione precedente: i Laburisti perdono 293 consiglieri,i Conservatori ne guadagnano 234 e i Liberaldemocratici 29. E pensare che un sondaggio interno fatto tra militanti conservatori prevedeva una vittoria con 182 consiglieri in più e,sembrava, agli occhi degli analisti più attenti un autentico azzardo. Vista da questa prospettiva,quindi, la debacle laburista assume dimensioni numeriche devastanti per un partito che sta governando ininterrottamente il Regno Unito da più di un decennio e che non soltanto vede rafforzarsi gli avversari nelle roccaforti storiche ma cede di schianto in quelli che erano considerati autentici fortini elettorali: Southampton (laburista dal 1984), Wyre Forest (dal 1979) e la gallese Vale of Glamorgan che non aveva mai avuto un governo conservatore. Ed è proprio il Galles la cartina da tornasole di quel che è successo nell’elettorato d’oltremanica in questa tornata amministrativa. In molti avevano ipotizzato un avanzamento del Partito di David Cameron ma mai nessuno si sarebbe spinto fino a prevedere una simile “onda blu”. A stupire non è, infatti, il solo dato numerico ma è la “provenienza” del voto. Il Nord dell’Inghilterra e il Galles, da sempre diffidenti verso i Conservatori, si sono fatti sedurre dall’idea di paese disegnata in questi mesi da David Cameron e anche nelle roccaforti laburiste i Tories hanno sfondato, erodendo consensi a tutti: ai Laburisti innanzitutto ma anche ai Liberaldemocratici, ai partiti locali, agli indipendenti; tutti o quasi fermi al palo. E’ evidente che si tratta di una consultazione amministrativa ma è altrettanto chiaro che le dimensioni della sconfitta non possono che spostare l’analisi sul dato politico generale. Quel che preoccupa di più l’attuale inquilino di Downing Street in questo momento è la proiezione su base nazionale dei dati locali. Si fosse votato ieri anche per il rinnovo del Parlamento, infatti, il Labour ne sarebbe uscito letteralmente decimato, finendo in minoranza con uno scarto di almeno 140 seggi. Le stime fatte utilizzando alcuni seggi-campione indicano David Cameron al 44% e Gordon Brown a un misero 24%, peggio addirittura dei Liberaldemocratici che spunterebbero la seconda piazza con il 25% del consenso. Non basta il voto di protesta a spiegare la vittoria del progetto politico targato David Cameron: dalle città alle campagne, dal Galles ai piccoli centri del Nord, dalla borghesia londinese alla classe operaia, non c’è luogo geografico o blocco sociale che non abbia visto i Conservatori avanzare decisamente mettendo una seria ipoteca sul governo del Paese. Statisticamente il Labour Party tocca il punto più basso della sua storia da quarant’anni a questa parte e l’ultima volta che un’elezione amministrativa ha dato un risultato così univoco è stato per merito della vittoria di Tony Blair alle elezioni del 1995. Due anni dopo i Laburisti avrebbero conquistato Downing Street: probabilmente, oggi, il cerchio si è chiuso ed è iniziata la riscossa conservatrice. © Liberal Quotidiano