The great global swindle

La scienza l’ha dimostrato, ora anche i giornali si arrendono ai dati empirici: la “teoria” sulle responsabilità umane nel cosiddetto riscaldamento globale è un bluff. Finalmente la maggior parte dei media mainstream se ne rende conto ed è una conquista per quanti da anni battono su queste posizioni. L’ultimo ad annunciare il dietrofront è stato The Economist, rimasto a lungo saldo sulla linea allarmista. In un articolo pubblicato la scorsa settimana si afferma che «se gli scienziati potessero essere paragonati alle agenzie di rating, allora il responso sarebbe senza dubbio negativo»: il cambiamento climatico legato alla produzione di CO2 è del tutto inverosimile.

Lo ribadisce il Telegraph di Londra attraverso Geoffrey Lean, giornalista con 40 anni di esperienza, esperto di ambientalismo, che scrive come il cambiamento climatico potrebbe non essere catastrofico come suggeriscono le previsioni più cupe. E le carte si rimescolano inevitabilmente in un effetto a cascata, dopo anni di congetture basate su fondamenti ideologici. Dopo aver ignorato per anni quali fossero i fatti, la stampa più autorevole di tutto il mondo si prepara a fare un passo indietro su questo tema. Una scelta che fino a qualche tempo fa sarebbe stata demonizzata dal pensiero unico comune.

In realtà, si va affermando una verità per troppo tempo rimasta taciuta da associazioni, militanti e politici che, senza alcun supporto di studi oggettivi (o truccando i loro dati), imponevano il loro credo. Le temperature nel corso degli ultimi 15 anni non sono salite, nonostante i programmi sviluppati al computer avessero predetto aumenti proporzionali al tasso di anidride carbonica presente nell’aria. Chiunque voglia addentrarsi in percorsi di ricerca scientifica dovrebbe tenere a mente che al cambiare delle informazioni di partenza, mutano necessariamente anche le conclusioni. Così è stato. E non è necessario essere uno scienziato per sottolinearlo. Basti pensare a tre semplici fatti: tutti gli scenari esistenti sul global warming si basano su simulazioni; nessuna di queste simulazioni si è rivelata essere esatta; nella comunità non c’è (e non c’è mai stato) alcun “consenso unanime” sulla teoria.

Preso atto della debolezza dei modelli, L’Economist e Lean si uniscono ad un ristretto gruppo di colleghi che spesso isolati, hanno espresso da sempre scetticismo sulla materia. Tra questi si contano giornalisti dell’americano Wall Street Journal, del Telegraph, del tedesco Der Spiegel. La virata dell’Economist segna un solco deciso rispetto al passato, al tempo in cui le ragioni su cui si basava il pensiero allarmista erano considerate legge. Questo si basava essenzialmente su due elementi entrambi potenzialmente inesatti. Il primo era rappresentato dalle conclusioni dell’Ipcc (l’Intergovernmental Panel on Climate Change), approvate da appena 2500 scienziati, arrivati magicamente su alcuni forum e siti internet a 3/4mila. L’altro motivo che ha indotto parte dell’opinione pubblica a credere nell’esistenza di un reale consenso scientifico sul global warming derivava da un sondaggio. I suoi risultati mostravano che il 97% degli scienziati sposava la teoria del riscaldamento globale. Niente di più fuorviante. I numeri vennero taroccati e gran parte degli scienziati che parteciparono vennero esclusi. 

La stampa resta uno dei gruppi più attivi sul fronte del global warming. Sulla credenza che l’ipotetico innalzamento della temperatura terrestre derivi da azioni umane. Fortunatamente il pubblico sembra progressivamente staccarsi da questa linea di pensiero. Secondo un rapporto del Pew Research, pubblicato all’inizio di questo mese, tra gli americani il tema del riscaldamento globale figura all’ultimo posto tra le 21 priorità politiche da affrontare. Ricerche europee confermano questo andamento. La crisi economica e le contingenze sociali che derivano da essa, hanno occupato in modo inesorabile le prime posizioni. I problemi reali mettono da parte timori e battaglie ambientaliste strampalate. Ora sta ai mezzi di comunicazione fare un passo avanti.
 

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