Quei finti ecologisti che predicano la decrescita Ott30

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Quei finti ecologisti che predicano la decrescita

windL’approccio scientifico all’ecologia è stato aggiornato nella nuova versione, la quinta, del Rapporto Internazionale IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) [il cosiddetto Fifth Assessment Report (AR5)], sviluppato da 800 scienziati e ricercatori scelti nell’ambito delle Comunità Scientifica Internazionale, organizzati in tre Gruppi di Lavoro (Working Group= WG).

Le basi scientifiche dell’ecologia dimostrano molto semplicemente che il pensiero ecologico, sano e razionale, si oppone e si scontra con quello degli ambientalisti catastrofisti ad oltranza. Questi pseudo-ecologisti appaiono persone prive di buon senso pratico, di rispetto delle autonomie e di quel “bon ton” che allevia la vita e la rende interessante.

Buongusto, libertà di pensiero e rispetto delle opinioni degli altri non consentono di perdonare gli ambientalisti catastrofisti ad oltranza che stanno fortemente stravolgendo e riducendo la vita economica ed industriale italiana con il loro impiego di controinformazione, inganni e contromisure eversive, sostanzialmente commettendo crimini informatici e cibernetici.

La forte spinta allo sviluppo alternativo, proposto da questi strani ecologisti, nello scorso decennio si è basata sul finanziamento senza limiti e su forti incentivi statali alle energia alternative (solari, eoliche ecc.), le cosiddette rinnovabili, che funzionano solo in modo intermittente e non programmabile.

Si è trattato di un grande “bluff” di cui i soliti furbacchioni hanno saputo approfittare bene alla faccia del popolo che ha pagato, con l’obolo mensile inscritto sulla bolletta dell’energia elettrica, i finanziamenti a pochi furbastri dei primi momenti.

Questo fenomeno del finanziamento e degli incentivi ai campi solari a terra e ai vari campi eolici densamente distribuiti in alcune Regioni d’Italia è durato per 5 famosi “conti energetici” prima di vedere la fine dopo che i vari governi si sono resi conti della grande speculazione dei campi solari e, soprattutto, della  grande riduzione di terra coltivabile lungo tutta la penisola.

Purtroppo l’energia alternativa, principalmente solare ed eolica, non garantisce assolutamente la autonomia energetica a causa della volatilità, imprevedibilità produttiva, intermittenza e non possibilità di programmarne la produzione. Di conseguenza, questa nuova energia che, a tutti gli effetti, è solo integrativa e non alternativa in senso lato, ha bisogno di almeno altrettanta energia prodotta in modo continuo da sorgenti classiche quali gas, carbone e/o petrolio.

Al momento, in Italia alcune fonti  innominabili sostengono che la energia prodotta è per metà (50%) di origine alternativa (ossia solare ed eolica) e per metà proveniente da fonte fossile (ed in particolare “gasifera”). A noi risulta che, in una percentuale che va dal 60% all’80%, l’energia proviene da fonte fossile. Inoltre, l’Italia acquisisce dalla Francia, Svizzera e Slovenia energia di natura elettrica proveniente da fonte nucleare per una quota percentuale di quasi il 18% del fabbisogno nazionale.

Questi strani figuri pseudo-ecologi, improvvisati, fautori solo del solare e eolico, con una paura enorme dell’energia nucleare ed un sacrosanto rispetto dell’energia classica da fonte fossile, continuano a fare campagne allarmistiche per indurre il popolo alla paura ed a tornare al Medio Evo. Predicano la “decrescita felice”, una sorta di imbonimento del cervello del popolo che affonda le radici nel dettato dogmatico delle varie religioni osannanti del passato.

Si parla tanto del grande contributo del gas, se possibile russo, mentre solo recentemente, gli Stati Uniti d‘America sono entrati fortemente nel mercato del gas con la produzione specifica di “shale gas”.

Frattanto la quantità di eventi e fenomeni ecologici vengono moltiplicate giorno per giorno dai fautori “dell’ambientalismo catastrofista”. Il numero di riviste cosiddette ecologiche aumenta costantemente, con una tipologia di articoli allarmistici veramente eccezionali che si prefiggono solo di richiamare la attenzione del lettore sugli effetti negativi dei vari processi produttivi presi in considerazione.  Lo scopo di questi “giornalisti” non è solo di allarmare, ma anche di convincere il popolo che qualsiasi minimo elemento perturbativo è contro Natura e va considerato anti-ecologico. Ma a ben grattare si deduce solo malcelata volontà di imbonimento e disinformazione nel più classico approccio alla Mac Luhan.

In fondo si tratta di una scelta strategica antinuclearista e fortemente polarizzata da vergognosi interessi economici, indicibili e fortemente accentrati nelle mani di pochi industriali e finanzieri dell’energia fossile classica.

Questo approccio economico ha annebbiato la vista del popolo italiano che si è fatto abbindolare e, impaurito e intontito,  ha rinunciato alla antica tradizione italiana, da Fermi in poi, del rilancio della energia nucleare. Nulla di eccezionale e tutto di scontato in un Paese ormai rivolto alla decadenza industriale che ha abbandonato ogni forma di capacità di battaglia in campo produttivo e metalmeccanico. Pochi comparti industriali avanzati sono rimasti in piedi e molti oramai sono nelle mani di industriali di altri Paesi europei e/o di altre Nazioni. L’Italia sta rinunciando alla sua antica capacità produttiva per affrontare e prendere il percorso della decrescita “felice”. La rinuncia ad una Italia manifatturiera sarà un grande smacco per la storia italiana e per la società italiana, indipendentemente dalla tipologia di industria smantellata, sia essa la Montedison, oppure la Fiat, oppure la Olivetti, oppure Ilva ecc.

L’incremento di disoccupazione giovanile è galoppante. Nella storia d’Italia non si  è mai visto una livello di disoccupazione tanto elevato. Frattanto, l’Italia importa mano d’opera di basso livello ed esporta “cervelli” preparati nelle nostre Università finanziate con i soldi delle nostre tasse.

* Presidente del Comitato Scientifico dei Circoli dell’Ambiente