GOP 2016. Le pagelle dell’ottavo dibattito (NH)

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CHRIS CHRISTIE – 7,5*

Il governatore del New Jersey è salito sul palco del dibattito organizzato da ABC News con un solo obiettivo: distruggere Marco Rubio. Una strategia sensata, perché un buon risultato in New Hampshire è probabilmente la sua unica possibilità per sperare di invertire una lenta marcia verso l’anonimato. E il momentum di Rubio post-Iowa rischiava di compromettere ogni sua residua speranza di risollevare i numeri anemici dei sondaggi. Missione compiuta, ma a quale costo? Se Christie riuscirà a piazzarsi immediatamente dietro a Trump nel Granite State, il suo sarà stato un gamble vincente. In caso contrario, il governatore sarà ricordato come il repubblicano che – dopo aver abbracciato Obama nel 2012 – è anche riuscito a fare fuori la migliore speranza del GOP per novembre. (* Due voti in meno in caso di piazzamento peggiore del secondo posto in New Hampshire)

JEB BUSH – 7

L’ex governatore della Florida (e rampollo della dinastia Bush) ha messo a segno almeno un colpo da maestro nel dibattito di ieri, vincendo alla grande lo scontro con Donald Trump sull’eminent domain: un tema molto caro agli elettori dello stato del “Live Free or Die!”. Gli applausi convinti del pubblico non sono qualcosa a cui Jeb ci ha abituato nei precedenti dibattiti, ma il fratello di George W. ha sfoderato, in generale, una prestazione convincente. Dimostrando di essere uno dei candidati più preparati tra quelli presenti sul palco. Probabilmente è troppo tardi per salvare la sua campagna e sanare il difficile rapporto con la base del GOP, ma la politica americana ci ha abituato a eventi più improbabili.

TED CRUZ – 6,5

Con Rubio nel mirino di tutti, il senatore del Texas è stato molto meno sotto attacco rispetto agli ultimi dibattiti. Un paradosso, se si pensa che – voti alla mano (quelli dell’Iowa) – Cruz dovrebbe essere considerato almeno come uno dei due reali frontrunner della corsa. Fatto sta che, dopo essere uscito pressoché indenne dal cosiddetto “Carsongate”, Cruz ha navigato piuttosto agevolmente tra gli scogli dell’ottavo dibattito. Non è stata assolutamente la performance migliore di Ted, ma la sua commozione nel raccontare la storia della sorellastra alcolizzata e tossicodipendente è stata toccante. E resterà probabilmente il motivo per cui Cruz sarà ricordato in questo dibattito.

BEN CARSON – 6

Continuo a leggere di un Ben Carson noioso e praticamente inesistente, ma continuo invece a credere che il neurochirurgo sia molto più efficace di come viene descritto da analisti e commentatori. Il format di questi dibattiti, basato su scontri all’arma bianca e soundbites, non gli rende pienamente giustizia. Ma io ho visto un Carson rilassato, divertente e perfino moderatamente pungente (nel duetto con Cruz). Forse non diventerà mai il candidato del GOP alla Casa Bianca: di sicuro, è una delle migliori persone che abbia mai tentato l’avventura delle presidenziali, tra i repubblicani e tra i democratici.

DONALD TRUMP – 6

Tutti attaccano Rubio e lui, che nei sondaggi viaggia con distacchi in doppia cifra sul resto del gruppo sia in New Hampshire sia a livello nazionale, incredibilmente la passa liscia. Solo Bush lo attacca frontalmente (ed efficacemente). Per tutto il resto del dibattito, The Donald tiene un profilo più basso del solito e sostanzialmente riesce a evitare scontri in cui non avrebbe niente da guadagnare. Il risultato dell’Iowa ha scalfito la sua aurea di invincibilità, ma questo dibattito lo tiene solidamente in traiettoria verso una nomination che – piaccia o non piaccia – sembra sempre più plausibile. Eppure basterebbe aver ascoltato la sua definizione di conservatorismo per capire perché Trump NON dovrebbe essere il candidato del GOP a novembre.

JOHN KASICH – 5,5

Nella notte della “riscossa dei governatori”, Kasich delude un po’. Discreto il suo intervento nel segmento sul “significato del conservatorismo”, ma a parte questo non brilla mai, ripetendo ossessivamente i suoi talking point abituali. Un paio di errori non forzati lo piazzano leggermente al di sotto della sufficienza. Troppo poco, alla vigilia della sua ultima possibilità di esercitare un impatto consistente sulla corsa.

MARCO RUBIO – 5*

Per il senatore junior della Florida la prima mezz’ora di dibattito è devastante. Cade nella trappola di Christie, che annusa il sangue del nemico come uno squalo al largo di Jersey Shore e lo azzanna senza pietà. Rubio sembra disorientato e fragile. E lo scontro mette a nudo tutti i suoi limiti (senza contare le ricadute viral che lo perseguiteranno per settimane). Dopo la partenza shock, va detto, si riprende alla grande, dimostrando una capacità di reazione fuori dal comune. E il suo intervento sull’aborto è stilisticamente e sostanzialmente perfetto. Il problema è che, in un dibattito televisivo trasmesso il sabato sera, la parte migliore della sua performance è probabilmente arrivata quando la maggioranza dei telespettatori aveva già cambiato canale. (* Due voti in più per la sua ottima reazione nella seconda parte del dibattito)