GOP 2016. Le pagelle del nono dibattito (SC)

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JEB BUSH – 7,5

Il miglior dibattito finora, per l’ex governatore della Florida. Preparato, concentrato, perfino tagliente in un paio d’occasioni. Le primarie in South Carolina sono forse la sua ultima speranza per emergere come il candidato più competitivo nell’establishment lane e questa ottima performance potrebbe essere arrivata troppo tardi, ma davanti alle telecamere di CBS News Jeb è finalmente riuscito a manifestarsi come uno degli anti-Trump più credibili. Particolarmente impressionante lo scambio con The Donald in cui difende, senza perdere mai la calma, la dinastia di cui porta il cognome. L’unico problema, per Bush, è che – oltre a una sua buona prova, che è oggettivamente arrivata – avrebbe avuto bisogno di un’altra performance sotto tono di Rubio, che invece non è arrivata.
 
 

MARCO RUBIO – 7*

Dopo tutto quello che gli è piovuto addosso nell’ultima settimana, è già un miracolo che Rubio abbia trovato il coraggio di salire sul palco in South Carolina. Ma il senatore junior della Florida non si è limitato a sopravvivere. La sua risposta sul tax credit per le famiglie è perfetta. E in generale Rubio sembra lucido e – come sempre – estremamente preparato, uscendo tutto sommato indenne anche dallo scontro con Ted Cruz sull’immigrazione (il suo “tallone d’Achille” più evidente con la base repubblicana) e sfoderando il miglior appello finale in assoluto. La sensazione che sia troppo scripted ormai non riuscirà più a scrollarsela di dosso, ma ieri Marco è probabilmente riuscito a salvare la sua corsa verso la nomination. Vincere, sia chiaro, è tutta un’altra storia, ma per arrivare fino in fondo in una corsa che si annuncia lunga e sanguinosa bisogna, prima di tutto, continuare a esserci. (* Mezzo voto in più per: «I just want to say, at least on behalf of me and my family, I thank God all the time it was George W. Bush in the White House on 9/11 and not Al Gore»).
 
 

TED CRUZ – 6*

Senza infamia e senza lode la performance del senatore texano, che forse avrebbe avuto bisogno di qualcosa in più per provare a restare in scia di Trump, che lo sopravanza nettamente nei sondaggi in South Carolina. Cruz non compie  errori evidenti, ma non è la figura dominante che si era vista spesso negli altri dibattiti. Mette a segno un paio di jab importanti contro Trump (Planned Parenthood e disoccupazione), ma soffre quando lo stesso Trump e Rubio gli si scagliano contro in rapida successione accusandolo di essere un “bugiardo”. (* Mezzo voto in meno per non aver avuto il coraggio di dipendere le proprie opinioni sulla nomina di John Roberts alla Corte Suprema).
 
 

JOHN KASICH – 5,5*

Era la sua grande opportunità per sfruttare al meglio l’ottimo (almeno apparentemente) risultato in New Hampshire e per regalare qualche soddisfazione ai mainstream/liberal media che lo dipingono come l’unico essere senziente nel lotto dei candidati repubblicani, ma il governatore dell’Ohio tradisce ancora una volta le aspettative. Rimane sullo sfondo per tutto il dibattito, senza mai incidere veramente e senza proferire alcunché di memorabile. A salvarlo (quasi), solo la decisione di non partecipare al match di wrestling che si svolge dalle sue parti. Se solo, una volta tanto, dicesse qualcosa di repubblicano… (* Mezzo voto in più per: «The people of this country and this state want to see everybody rise and they wanna see unity. And I don’t wanna get into all this fighting tonight. I’m sick of the negative campaigning. And I’m gonna stay positive about what I wanna do»).
 
 

BEN CARSON – 5,5*

Continuo a non capire perché sia costantemente dileggiato da analisti e commentatori che lo accusano di essere poco aggressivo e – contemporaneamente – accusano tutti gli altri di essere troppo aggressivi. Evidentemente, però, visti i risultati dei sondaggi e gli articoli pubblicati dopo i dibattiti, si tratta di problema solo mio. (* Mezzo voto in meno per uniformarmi al resto dell’universo. Personalmente, meno di 6 al Dottore non lo darei mai).
 
 

DONALD TRUMP – 5

Performance più aggressiva del solito, per The Donald. Ma probabilmente il South Carolina non è il posto migliore per denigrare l’ex commander-in-chief con argomenti alla Michael Moore. Perde lo scontro con Jeb Bush, che riesce a innervosirlo più di una volta. E anche quando attacca Cruz non ne esce alla grande. I boati di disapprovazione del pubblico saranno pure quelli della donor class che tanto disprezza, ma restano vividi nelle orecchie e nella mente dei telespettatori. Il dibattito di ieri non sarà forse sufficiente per fargli perdere lo status di frontrunner nel Palmetto State, ma stavolta l’insufficienza arriva. Ed è più che meritata.
 
 

GOP – 4

Il match di wrestling a cui abbiamo assistito in South Carolina farà, in prospettiva, molto male al Partito repubblicano.