Quasi inevitabile

Inevitabile? La domanda sorge spontanea perché i dati che arrivano dal Nevada raccontano la storia di un candidato, Donald Trump, che pareva un extraterrestre e che oggi assume i contorni del predestinato. Dopo il South Carolina ha vinto nuovamente alla sua maniera, con un margine netto e distanziando tutti i concorrenti, ridotti ormai al ruolo di sparring partner. Trump porta a casa così 14 delegati, il doppio di Rubio e Cruz che continuano a giocarsi secondo e terzo posto ma non sembrano in grado di impensierire il battistrada.

Niente di nuovo nemmeno dal fronte degli outsiders, con Carson e Kasich che registrano un grado di consenso inferiore al 5%. Per il tycoon newyorchese si tratta della terza vittoria su quattro stati e se il Trumpmentum si dovesse consolidare al Super Tuesday, le speranza di individuare un possibile sfidante saranno ormai ridotte al lumicino e la corsa alla nomination repubblicana potrebbe così finire ben prima del previsto.

Durante il suo discorso post-vittoria e di fronte a una folla inneggiante il suo nome, The Donald ha rivendicato con orgoglio il risultato e delineato la strada per la nomination: “we’ve had some great numbers coming out of Texas and amazing numbers coming out of Tennessee and Georgia and Arkansas and then in a couple of weeks later, Florida. We love Florida. We are going to do very well in Ohio. We are beating the governor.”

Sensazioni confermate dal comportamento di molti mega-donors, che si rifiutano di staccare ulteriori assegni per finanziare le campagne anti-Trump, visti i macroscopici insuccessi sino ad ora ottenuti. Secondo alcune fonti interne a Politico, i finanziatori del GOP sarebbero intimoriti dalle eventuali ripercussioni se si rendessero protagonisti di un sostegno palese ad altri candidati. Trump non va per il sottile e pochi giorni fa ha twittato contro la Rickets Family colpevole, a suo dire, di finanziare segretamente campagne anti-Donald affermando che “dovrebbero stare attenti, hanno molto da nascondere!”.

Questa riluttanza verso ulteriori fondi per campagne anti-frontrunner è, inoltre, favorita dai dubbi sulla loro efficacia. Da un lato possono avvantaggiare lo stesso Trump in quanto rafforzerebbe, fra l’elettorato repubblicano, l’idea di un candidato slegato dall’establishment e dai loro interessi. Dall’altro aggredire con veemenza un possibile candidato repubblicano offrirebbe armi importanti ai democratici in vista della corsa di novembre.

Tutto questo si riflette nei primi sondaggi sulle sfide del super-Tuesday, con un Trump in forma smagliante e in vantaggio in ben 9 dei 13 stati votanti il primo marzo (Georgia, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Alabama, Tennesse, Virginia, Alaska e Vermont).

Insomma da nord verso sud e da est a ovest, The Donald pare imbattibile e il suo momentum molto più forte di quello degli altri contenders. Il Super-Tuesday sta arrivando e dopo quella data la nomination potrebbe diventare una mera questione formale.