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March Madness

Si chiama March Madness. La mattina ti svegli e la prima cosa che controlli sul Blackberry è come si sta evolvendo il bracket. E durante la March Madness il tuo obbiettivo giornaliero diventa indovinare come sarà il bracket il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. E più sei bravo più sei un maestro di bracketology. Il campionato di basket universitario è in America una sorta di religione laica da cui non sfuggi. C’è chi tifa North Carolina (il sottoscritto), chi Duke (Francesco), chi UCLA (che una volta che tocchi il Bruin, sei un Bruin per sempre), chi va in Virginia e diventa un Cavalier (io&Andrea), chi in Virginia ci verrà con noi a novembre e si innamorerà di Virginia Tech (Francesco, again). C’è di tutto in questo mese. E se non hai una squadra per cui tifare te la devi trovare. Tra le mille storie che ci sono, adottarne una non è certamente cosa difficile. Quest’anno alla Finalissima ci sono arrivati i due estremi del college basket americano: la blasonatissima Duke e la cenerentola Butler. L’università più famosa degli Stati Uniti e il più piccolo college mai arrivato sin qui. Quando siamo stati a George Mason University ci siamo trovati di fronte un campus intero che ancora ricordava l’anno magico in cui una piccola università approdò alle final four Ncaa. Con Butler la magia si è ripetuta ancora una volta e, in un paese in cui tutto è possibile, un coach giovanissimo che sembra un bambino ha osato sfidare gli dei del basket e il loro capo indiscusso, Coach K. La pallacanestro è uno sport speciale e l’America è un paese dannatamente capace di stupirti ogni secondo: l’incrocio delle due cose produce un mix esplosivo e così, ieri, sera è stato Davide contro Golia, una volta ancora. Ha vinto Duke, a un secondo dalla sirena, e il sogno di Butler si è infranto come in un bel romanzo scritto con il finale sbagliato. O forse no. Forse la vera vittoria era arrivare lì e dimostrare di potersela giocare con tutti. E allora ha vinto Butler.

ps: più di metà dei miei lettori potrebbero non capire nulla di quanto scritto sopra. Ma se vi spiegassi tutto, magari, vi toglierei il gusto di scoprire da soli il college basket.
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