Steve Jobs, ladro di idee

Va bene che per qualcuno i prodotti Apple sono qualcosa a metà strada tra una sostanza psicotropa e un’esperienza mistico-religiosa, ma tutto questo stracciarsi di vesti mediatiche ogni volta che Steve Jobs presenta un nuovo prodotto (o comunque qualcosa firmato da lui) è, francamente, imbarazzante. Anche perché, a forza di incensare – senza, nella maggior parte dei casi, capire neppure cosa esattamente si sta incensando – e a forza di agiografie travestite da biografie, quasi tutti ormai credono che Steve Jobs sia davvero un genio. E non soltanto un abilissimo venditore (soprattutto di se stesso), con una carriera imprenditoriale che ha conosciuto molte vette e altrettanti abissi. Nella “top ten” dei flop tecnologici stilata nel 2009 dal Daily Telegraph, tre prodotti su dieci sono creature di Steve Jobs. E non è un caso.

Pochi, però, hanno il tempo o la voglia di studiare la storia della rivoluzione digitale, o almeno di sentirsela raccontare da un punto di vista diverso (come quello del co-fondatore di Apple, Steve Wozniak). E così anche casi clamorosi, come l’ultimo che ha coinvolto la Apple passeranno sotto silenzio, sovrastati dal rumore di fondo dei fanboy di Jobs e dei loro inni al Signore della Mela. Per i pochi sani di mente rimasti a questo mondo, ecco la nuda cronaca di quello che è accaduto.

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