Tutti in Iowa

E’ il gran giorno delle primarie repubblicane in Iowa. Uno stato sconosciuto e che rimarrebbe tale se non fosse il primo in cui, ogni quattro anni, aspiranti inquilini della Casa Bianca testano le loro velleità di successo.

Come funziona
Iniziamo con le cose basilari. I caucus dell’Iowa (sono più di uno) iniziano alle 7 di sera (fuso del Midwest) e durano mediamente un’oretta. Non si tratta di primarie vere e proprie con la gente che si mette in fila per votare ma di una sorta di “congressi” (termine certamente sbagliato ma quello che più si avvicina al concetto) in cui gli elettori possono esprimere la loro scelta per la nomination presidenziale del proprio partito. Niente seggi, lunghe file e urna in cui imbucare una scheda, quindi, ma non fatevi trarre in inganno: non sono consultazioni riservate a “pochi” iscritti. Vi possono partecipare tutti gli elettori “registrati” e la “registrazione” è possibile anche direttamente al seggio del caucus. In Iowa il turnout stimato per queste consultazioni è di circa 100.000 votanti divisi in 1.800 seggi, a fronte di una popolazione complessiva dello stato che viaggia attorno ai 3 milioni.

Una volta che i partecipanti al caucus si sono riuniti al seggio (normalmente aule scolastiche o comunque edifici pubblici, più raramente residenze private) a prendere le redini del comando dell’assemblea sono i rappresentanti delle campagne elettorali dei singoli candidati. Tocca a loro, una volta eletto un presidente e un segretario di seggio per lo svolgimento delle questioni burocratiche, tenere un breve discorso per chiedere l’appoggio al proprio candidato. Già da qui sarà possibile saggiare la consistenza delle singole candidature: solo le campagne più organizzate, infatti, saranno in grado di garantire un rappresentante in ogni seggio e quindi una miglior diffusione del voto.

Un voto che potrebbe non essere segreto. In molte sezioni, infatti, si procede all’espressione della scelta per alzata di mano o comunque con una manifestazione palese. Questo rende ancor più importante la presenza dei rappresentanti delle singole campagne ed esalta al massimo i rapporti esistenti tra i partecipanti al caucus, i possibili cambi repentini dell’ultimo secondo ed eventuali polarizzazioni in favore di questo o quel candidato.

Terminate le procedure di voto si procede alla proclamazione dei risultati, con ogni seggio che comunica l’esito al comitato centrale. Gli eletti non parteciperanno direttamente alla Convention repubblicana che a Tampa (Florida) sceglierà il candidato da contrapporre a Barack Obama. Nella giornata di oggi vengono individuati i rappresentanti alle convention di contea (data fissata il 10 Marzo) che saranno poi chiamati ad eleggere i rappresentanti alla convention statale dell’Iowa (16 Giugno). Solo quest’ultima delibererà in ordine ai delegati da inviare in Florida a scegliere l’anti-Obama.

Chi vince, chi perde
E’ certamente importante sapere chi vincerà le primarie dell’Iowa, ma ancora più importante è saper comunicare il risultato nel modo migliore. Mitt Romney è favoritissimo: se dovesse vincere sarebbe un atto dovuto, se invece finisse secondo o terzo rischierebbe di passare per il grande sconfitto.

La sorpresa della vigilia si chiama Ron Paul. E’ il candidato naif per antonomasia e rischia di trasformare l’Iowa in uno splendido trampolino di lancio per una campagna da front-runner. Se vince diventa l’ennesimo anti-Romney, se perde nessun problema: c’avrete mica creduto?

Newt Gingrich e Rick Perry, per motivi diversi, rischiano di archiviare qui i sogni di gloria. Balzati ambedue in testa in un qualche momento della campagna elettorale sembravano poter rappresentare la miglior alternativa possibile a Mitt Romney. In verità la vittoria del mormone appare ormai ineludibile e la possibile doppietta Iowa-New Hampshire sembra spianare la strada all’ex Governatore del Massachusetts.

Per la serie “meteore” segnaliamo Rick Santorum. Persona perbene e una bella storia da raccontare. L’ottima campagna locale in Iowa rischia di farlo salire addirittura al terzo posto. Ma servirà a poco, tempo qualche giorno e ci saremo dimenticati di lui.

Rimane Michelle Bachmann e qualche candidato di poco spessore elettorale (Jon Huntsman, chi?) a completare il carnet repubblicano di possibili (e alcuni improbabili) aspiranti al trono di Re Barack.

Previsioni
La mia previsione è la meno divertente: vince Romney, secondo Paul (distanziato a sufficienza per smorzarne i facili entusiasmi), terzo Santorum. Poi Gingrich, Bachmann e Perry. Cercate Huntsman? Chi?