Quell’outing che sconvolge Hollywood

L’autore di famose serie come Spartacus confessa via tweet le sue idee politiche e scatena il caos nella “sinistra” di Los Angeles.

«I wrote Spartacus and #IAmAndrewBreitbart». «Ho scritto Spartacus e Sono Andrew Breitbart». Con questo tweet un pluripremiato sceneggiatore di Hollywood ha deciso di uscire allo scoperto e far sapere al mondo la verità: vive nel cuore dello star system ma è conservatore.

Ma andiamo con ordine. È il primo marzo. L’Italia è in lutto per la morte di Lucio Dalla, ma anche negli Stati Uniti c’è chi piange la scomparsa di un mito. Anche se di tutt’altro genere. Un infarto ha portato via alla sua famiglia e ai suoi fan Andrew Breitbart, 43 anni, giornalista d’inchiesta, webstar e opinionista conservatore americano. Ogni volta che appariva in un dibattito tv, Breitbart mandava in sollucchero il mondo dei Tea Party.

La notizia della sua morte scatena sul web un nugolo di reazioni a catena. I suoi fan su twitter lanciano una sorta di parola d’ordine intorno alla quale radunare i pensieri dedicati alla memoria del loro giornalista preferito. #IAmAndrewBreitbart scrivono a migliaia, #SonoAndrewBreitbart. Come dire: «Andrew non è morto, la sua eredità vive in noi». Nel calderone arriva però anche il messaggio di un insospettabile. Si chiama Daniel Knauf, scrive e produce per la televisione, è autore di serie di culto come Spartacus. Ma anche di Carnivàle, che gli ha fruttato l’Emmy Award come miglior serie. Ha collaborato a moltissimi show di grande successo come Supernatural, Fear Itself, My Own Worst Enemy.

Ora sta lavorando ad un progetto per Will Smith. Daniel Knauf, come molti colleghi, ha un account twitter. Lo usa spesso ma scrive di solito di cinema, musica, cultura pop. Mai una parola sulla politica. Fino al primo marzo. Nessuno ha mai nemmeno sospettato che Daniel non fosse totalmente integrato nel pensiero unico della Hollywood sinistrorsa. «I wrote Spartacus and #IAmAndrewBreitbart» è perciò un outing in piena regola. E ora che la pentola è scoperchiata, proprio come il personaggio tipico di una delle sue serie tv, Knauf straborda. Si piazza di notte di fronte al pc e sfida sul web l’odio intollerante della sinistra americana, provoca e risponde a chiunque sia così pazzo da gettarsi nella discussione con la stessa veemenza politicamente scorretta di Andrew Braitbart. Ma siccome 140 caratteri alla volta, per quanto geniali ed efficaci, non possono far giustizia dell’intera storia di una vita, Knauf decide di raccontare il perché di questa reazione in un lungo articolo sul suo blog.

Un racconto che è una confessione e anche il ritratto di un mondo, quello di Hollywood, omologato tanto da uccidere la libertà di espressione del pensiero. Knauf ricorda le sue idee politiche da giovane: «Se fossi nato un decennio prima sarei stato un democratico kennediano», dice. Ma l’11 settembre del 2001 cambia tutto. Quel giorno Knauf arriva in ufficio sotto shock. Anche i suoi colleghi sono sconvolti e arrabbiati. Ma non con i terroristi, bensì con Bush, con l’America imperialista, con l’arroganza occidentale. E’ sul presidente e sulla madre patria che riversano tutto il loro odio. Knauf rimane di sasso, ha la sensazione di trovarsi in mezzo ad una manica di pazzi. Ma non ha il coraggio di dire come la pensa. Non una parola. Per dodici anni continua a rimanere in silenzio. Ha visto cosa accade a chi osa parlare: pian piano viene estromesso dal giro e per quanto bravo finisce per non lavorare più. Daniel Knauf spiega: «Non esistono liste nere per chi la pensa in maniera diversa, a Hollywood. Non ce n’è bisogno». Perciò Knauf continua a tacere. Finché, proprio a Los Angeles, non incontra Andrew Breitbart. «Andrew – racconta Knauf – mi presentò tanti altri, nell’industria dello spettacolo che la pensavano come me sulla squisita bellezza della Costituzione Americana, sull’amore per il mio paese e sulla mia ferma convinzione di vivere in una nazione eccezionale».

Grazie a Breitbart, Knauf scopre che i conservatori a Hollywood non sono decine, non sono centinaia: sono migliaia. Ma gli altri, i seguaci del pensiero unico liberal e politicamente corretto, sono di più. Sono decine di migliaia. Knauf continua a tenere un basso profilo. Nessun outing, nessuna polemica politica. Nemmeno tra le chiacchiere di salotto. Fino a che la triste notizia della morte di Breitbart fa l’effetto della mentina nel film Il senso della vita dei Monty Python. E Knauf con un gran senso di liberazione e con lo spirito di Spartacus decide di affrontare l’arena e combattere la sua battaglia.

Il Giornale, 16 Marzo 2012