Non postare, la polizia ti legge

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Il suggerimento è di quelli validi, soprattutto in tempi grullini come questi dove le bufale vengono spacciate per ricerche scientifiche e le citazioni manipolate così ad arte da far invidia ai manovratori di Photoshop sul set di un servizio di costumi da bagno o biancheria intima: Prima di postare, pensa. I buoni propositi svaniscono però subito: O potresti ricevere una visita da parte nostra nel week-end. Il firmatario del tweet che risale venerdì scorso è il dipartimento di polizia di Glasgow e non si è trattato di un pesce d’aprile.

Parte dunque l’interrogatorio: ciò che stai per condividere on line è vero? Offensivo? Illegale? Necessario? Cortese? Troppi punti di domanda, abbastanza da farne sorgere delle altre al navigatore: quali sono i metri di giudizio della polizia? E soprattutto, come fa la polizia a sapere se ciò che posto è contro la legge? Tiene sott’occhio tutti gli iscritti ad un social network?

Se lo fa, non le riesce bene: Glasgow è la città dove, a pochi giorni da Pasqua, un commerciante musulmano è stato ucciso da un altro islamico perché aveva augurato buone feste ai suoi clienti e alla nazione cristiana che lo ospitava. Se la polizia della città scozzese fosse davvero vigile, lo avrebbe certamente impedito. Di postare gli auguri.

 

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