Consigli non richiesti

Berlusconi ha ragione: il governo non ha lavorato male, il problema si chiama partito. E il problema dei problemi è che lui considera il partito una gigantesca rottura di scatole, capace al massimo di rovinare il suo fantastico rapporto diretto con gli elettori. Così finisce che ci ritroviamo una classe parlamentare che quando dice “lei non sa chi sono io” dice la sacrosanta verità: non li conosce nessuno. E nessuno li vede mai in giro. Potrei fare un lungo elenco di parlamentari che, tranne pochi addetti ai lavori, nessuno ha idea di dove si nascondano. Gente che non ha un voto che sia uno e che non ha un’idea che sia mezza. O iniziamo a dirci queste cose con chiarezza o stiamo semplicemente a pestare acqua nel mortaio. Vogliamo parlare del partito? Benissimo, parliamone. Iniziamo col dire la verità, una volta tanto. Il Pdl non esiste. E dove esiste fa danni. Perché a guidarlo – a tutti i livelli – ci sono dei signori nominati da qualcuno in una gigantesca lottizzazione generale dove ogni principino cerca di conservare il suo feudo, i suoi vassalli, i suoi valvassini, i suoi valvassori. Cresce così una non-classe dirigente che comanda perché incoronata da non-si-sa-chi e non per meriti acquisiti sul campo. Vogliamo parlare dell’attività sul territorio? Quale? Quella dei parlamentari? Nulla. Quella dei consiglieri regionali? Lasciata alla loro buona volontà. Gli altri? Non pervenuti.  E se pervenuti, pervenuti male.  Il problema è uno e uno soltanto: si chiama democrazia. Che è la base per la meritocrazia ed è l’unica condizione in cui si possono sviluppare le tante potenzialità che questo movimento ha. Noi vogliamo un partito in cui 100 giovani contano più di 3 senatori mai eletti da nessuno che si spartiscono potere, territorio e decisioni. Noi vogliamo un movimento dove conti la militanza, il senso di appartenenza, la voglia di cambiare questo paese e non il tentativo di difendere lo status quo. Cambiamento, oggi, significa soprattutto cambiamento di metodo e di mentalità. Se Berlusconi vuole un partito che funzioni dica innanzitutto quello che i guardiani della rivoluzione non vogliono sentirsi dire: che sono in discussione, tutti. E che devono guadagnarsi ogni nomina: dal coordinamento di quartiere a quello nazionale, passando per lo status di Onorevole e Senatore.