Equanimi/2

Prosegue il dibattito lanciato da Giuliano Ferrara su un possibile giudizio equanime riguardo al berlusconismo. Ospitiamo oggi l’intervento di Gianpaolo Izzo.

Cos’è stato il berlusconismo? In economia la promessa della rivoluzione liberale, meno tasse e più mercato. Su questo Berlusconi ha fallito. Certo. Ma poteva andare diversamente? Anche questi ultimi referendum danno molte giustficazioni al Cav. La più piccola riforma in ogni ambito in questo paese va incontro ad un moto di piazza, un referendum, un Tar, un’autostrada bloccata, uno sciopero, un fiume di lacrime. E tutti sanno bene che si governa con il consenso. Quindi il Cav è diventato negli anni un democristiano sottomentite spoglie. La storia d’Italia è lì a dirci che il governo è sempre stato tenuto da un connubio politico e un protezionismo economico. Il Cav poteva rompere con il familismo amorale, l’abitudine atavica, corporativa, statalista, avversa al rischio, al mare mosso della piccola economia italiana? Probabilmente era sua intenzione con gradualità iniziare questo percorso ma la crisi economica, l’alleanza politica con un partito ben più rurale di Fi e un’opposizone conservatrice ne ha bloccato lo slancio riformista. Hegelianamente doveva andare così.
Ha introdotto la logica bipolare e semplificato il sistema politico. Il senso della leadership, il gusto del politicamente scorretto, della battuta. Ha parlamentarizzato i postfascisti, ne ha ripulito le asperità, li ha vestiti in giacca e cravatta, ne ha tolto un po’ di quella postura rigida e marziale. Con l’americanizzazione dei linguaggi politici ha portato però anche l’ipocrisia conservatrice. E allora immagini laccate, inni a Silvio, sorrisi di plastica e messaggi a reti unificate.
E’ stato un leader futurista più nei modi che nelle scelte fatte. Ha rappresentato l’altra parte del senso di colpa cattolico. Quella vera, che non si può dire in pubblico. In questo ha avuto coraggio. Un coraggio impolitico, empatico. E adesso in piena crisi economica ne sta pagando il prezzo. Così se la Merkel dopo Fukushima inserisce la retromarcia sul nucleare solo per paura di altre sconfitte elettorali, Berlusconi dimostra la sua essenza. Ovvero cerca prima in maniera simpaticamente raffazzonata di rimandare il referendum e poi lascia libertà di voto e quindi campo libero al fronte del si. Ma la sua sincerità riformistica gli fa dire io mi astengo, sapendo che sarebbe stato un boomerang. Evidentemente anche il Cav ama la tragedia. E’ stato il leader del conflitto di interessi. Quel conflitto d’interessi dichiarato, lampante, autolesionista. Non quello strisciante e diffusissimo in ogni dove della politica e della economia italiana.
Lo scontro con la magistratura politicizzata è un lungo non risolto strascico della furia di tangentopoli. E’ stato il partito leggero, carismatico che ha ben letto l’Italia del boom high tech ma che non risponde alle paure della crisi economica e alle esigenze di compartecipazione. L’Italia è un paese che crea i miti e poi li distrugge. Quando li crea sono come eroi in cui il popolo si identifica. Nella caduta, su di loro poi si riversa la massa informe, la bile rancorosa, l’odio degli incapaci, degli ipocriti, degli incolti, dei tristi. Caro Ferrara, Lei ci chiede, è possibile un giudizio equanime? Credo di no. Questa è l’Italia, un paese melodrammatico e farsesco. Un paese in cui 26 milioni di italiani votano per ampliare il loro debito pubblico. E poi festeggiano nei modi e con il linguaggio di Lando Buzzanca e Tomas Milian. E con un concerto del Piotta.

ps. Caro Direttore, aspetterei prima di suonare le campane a morto. Certo i cicli politici si aprono e si chiudono e sottoscrivo la Sua analisi sulla necessità di una fase due. Certo se Berlusconi starà fermo il destino è scritto ma se si rimetterà in moto..gli italiani amano i coup de theatre e il volto del perdente potrebbe giovargli. Altrimenti come dice Lei avremo un governo fricchettone. E’ la democrazia.