Agende

Giorgio Stracquadanio  ha parlato lungamente di “agenda setting” e ha accusato Daw (blogger di centrodestra tra i più in vista) di farsi dettare l’agenda da Repubblica.it. Comprendiamo il nervosismo, ci mancherebbe. E’ un momento difficile e andare in continuazione in tv a ripetere come un mantra che “tutto va bene” e che stiamo nel migliore dei partiti possibili non è impresa agevole. Tuttavia servirebbe un minimo di autocritica quando si parla di comunicazione. E’ vostra (e non nostra) l’idea per cui si vincono le campagne elettorali con messaggi a reti unificate. E’ vostra (e non nostra) l’idea per cui un partito si costruisce nominando un manipolo di deputati e facendo compravendita di quel che serve ripromettendo candidature a destra e (soprattutto) a manca. E’ vostra (e non nostra) l’immagine di internet come un posto popolato soltanto da dipendenti pubblici fannulloni. Sono tutti vostri (e non nostri) gli scivoloni mediatici di questi giorni.

Non vi piace la nostra “agenda” per un motivo molto semplice. Perché non contempla rendite di posizione o posti garantiti e perché toglie i poteri agli apparati e li riconsegna alla gente. Questo è quel che non capite: non potete essere voi a scegliervi il popolo, dev’essere il popolo a scegliere voi.  Noi stiamo chiedendo un partito americano, meritocratico, partecipato, coraggioso, liberista. Se vi sembrano idee da Repubblica.it, probabilmente su internet non ci venite da un po’ di tempo.