La Ministra

Ad Elsa piace essere chiamata semplicemente Fornero. Nel giorno in cui su Twitter tenevano banco lezioni d’italiano collettivamente corretto sotto la voce #parolecomepietre, il ministro del Lavoro è intervenuto con Luciana Littizzetto a Torino alla presentazione di un libro di Emma Bonino e così si è rivolta ai giornalisti: «Non mi piace quando dite “la Fornero”, oppure “la Littizzetto”. Dite “Fornero” e basta, così come dite “Monti”». La presenza dall’articolo determinativo femminile singolare porterebbe con sé qualcosa di maschilista. E maschilista è la stampa, sempre secondo (la) Fornero: «L’Italia è talmente poco abituata ad avere donne con ruoli di responsabilità, che vi posso assicurare che quello che non va giù è che noi ci parliamo in modo molto civile, invece volete che litighiamo a tutti costi. Ci volete vedere litigare». Pare dunque che ci sia chi muoia dalla voglia di vedere le protagoniste della politica tirarsi i capelli nell’emiciclo parlamentare. Meglio appuntarselo per non trovarsi impreparati di fronte all’eventuale fatto compiuto.

Così, mentre il ministro ci assicura che lei e le colleghe non sarebbero apprezzate perché tra di loro discutono civilmente, il “la” è destinato al pensionamento – sempre che abbia maturato gli anni di contributi previsti dalla manovra lacrime (della Fornero) e sangue di questo esecutivo tecnico. Eppure non c’è niente di maschilista in chi è solito accompagnare il cognome della donna con l’articolo determinativo corrispondente. La signora se ne faccia una ragione: è un modo per rimarcare l’identità della persona in questione. Perché Mario è Monti, ma Elsa è la Fornero, un ministro in gonnella che è arrivata tra l’altro a coprire un ruolo chiave. Non un signore in loden qualsiasi.

Un conto è storpiare in versione femminile una carica (la sindachessa, la presidentessa, la ministra – ops!), un altro è il voler sottolineare la differenza di sesso, facendo leva sulla presenza dell’ormai famoso articolo “la”. A meno che la Fornero non voglia essere equiparata del tutto ai colleghi maschi. Contenta lei: a tal punto è normale che commentatori e cronisti aspettino soltanto di vedere le signore scannarsi a onor di telecamere e taccuini. Gli uomini di partito non fanno altro che quello.