Cambiamento

Bene, siamo giunti al punto di non ritorno. I risultati delle amministrative sono pressochè definitivi. I risultati delle amministrative sono molto più che allarmanti. I risultati delle amministrative portano in dote, per il PDL, una “caporetto”. Non credo valga la pena nascondersi dietro a proclami quali, ad esempio, quelli del vicepresidente della Camera, Lupi che su twitter dice “nonostante ciò che pensa Bersani siamo, comunque, il primo o secondo partito in Italia”.

Non serve nascondersi dietro ad un dito. Non è utile ma, ahimè, imbarazzante tentare di dimostrare orgoglio nella sconfitta come l’ex presidente del Consiglio Berlusconi che alle agenzie comunica come, a suo modo di vedere, i risultati siano migliori delle attese. Tale affermazione, oltre che avere un retrogusto delegittimatorio nei confronti del nuovo segretario Alfano, pone in ridicolo il partito- se così ci è ancora concesso definirlo- tutto. Pone in ridicolo chi si spende per il partito, chi continua a portare avanti quello spirito liberale e rivoluzionario, molla del movimento forzista del 1994. Berlusconi, appunto. Fuori dalle scene, fuori da tutto. Ha fatto, inizialmente, un passo di lato. Poi uno indietro. Ed un altro ancora. Ha lasciato un partito, un movimento, un…si insomma quella cosa che è il PDL, orfano. E la costruzione, il rifugio dei peccatori. è crollato. Inesorabilmente: non possiamo definirci primo partito, nè tantomeno secondo, quando i nostri candidati prendono il 10, piuttosto che il 15, piuttosto che il 19 per cento. E non parliamo del 4% registrato in alcuni comuni del Nord. Del Nord, mi raccomando.

Cosa rimane alla fine di tutto ciò? Il niente. E lo dico con rammarico. Lo dico da uomo di partito, uomo che-nonostante tutto- ha deciso di continuare a restare nel PDL. Nonostante i democristiani, i cattocomunisti, i responsabili, i socialisti. Nonostante una marea di gente inutile che ha fatto diventare il PDL più un ospizio o un ricovero per “senza tetto” che un partito. Perchè, guardiamoci in faccia, partito non siamo. E non abbiamo mai voluto esserlo. Quelle spinte libertarie, liberali e “futuriste” sono rimaste una lista di ingredienti apposta alla scatola dell’aspirina che era “forza italia”. Il PDL era Berlusconi e, una volta ancora, traiamo la conclusione che il PDL è Berlusconi. Ma il Cavaliere non c’è più. Quello che resta, o meglio, quelli che restano sono i peones, i servi (e allo stesso tempo briganti) di corte. Si sta nel PDL perchè si mangia. Perchè, nonostante tutto, una sedia la troviamo. Una poltrona, pardon. Bene, a quanto pare le poltrone disponibili -alla luce dei risultati, se proiettati alle politiche 2013- sembrano quantomai dimezzate. Tutto ciò ci deve guidare ad una scelta. Di cuore, prima che di interesse. Ad una scelta di valori, prima che di portafoglio.

C’è un sostegno ad un governo che, chi vota PDL, non gradisce. C’è un sostegno di comodo. Un sostegno di “vitalizio”. La gente, il popolo, vota in base a logiche basate sui valori. Non clientelari. Non di interesse. La base, quella su cui Berlusconi faceva presa, si è stancata. Non credo che, all’improvviso, i liberali e i conservatori si siano votati alle cause socialiste e progressiste della sinistra. Credo, piuttosto, ad un malcontento diffuso. Un malcontento che riguarda non tanto il bunga bunga dell’ex quanto l’inettitudine della classe dirigente del, ormai, ex-primo ex-secondo, partito d’Italia. Il punto di non ritorno ci proponde una via d’uscita: il cambiamento. Che non dev’essere di facciata. Che non deve riguardare il nome.

Un cambiamento che deve, invece, riguardare le persone, proporre contenuti ed argomenti validi. Serve prenderne atto. Prima che sia troppo tardi (anche se tutto ci fa pensare che lo sia). Il centrodestra italiano deve riscattarsi partendo dall’unione. Ormai, nell’era post-cavaliere, i personalismi devono essere abbandonati e sradicati. Un reset pare necessario e una riqualificazione doverosa, a partire dai valori. E, con un grande senso di responsabilità, un ripensamento della classe dirigente.

 

Carlo Alberto Mattiussi è assessore alle attività produttive del comune di Villa Vicentina (UD) e coordinatore comunale del Popolo della Libertà.