L’anno che verrà per il Regno Unito

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Per il Regno Unito il prossimo anno non sarà politicamente meno tranquillo del 2014 che, tra le tante cose, ha visto il fronte del no vincere nel referendum per l’indipendenza scozzese, il reshuffle estivo nella squadra di governo di David Cameron, con l’esclusione del fu Education Secretary Michael Gove e l’ingresso a Westminster dei primi due parlamentari dello UKIP di Nigel Farage tramite la porta delle elezioni suppletive, vinte candidando ex esponenti conservatori. Sono in arrivo per maggio le General Elections e il prossimo inquilino di Downing Street sarà ovviamente uno tra Cameron ed Ed Miliband, ma stando a quanto suggeriscono i sondaggi si ripresenterà lo scenario di un hung parliament come accaduto nella puntata precedente, quando i Tories hanno stretto alleanza con i liberaldemocratici di Nick Clegg dopo il risultato delle urne e formando così un esecutivo di coalizione. Clegg oggi è in coma, il suo effimero momento di gloria sulla scena nazionale è svanito del tutto con le suppletive di Rochester, dove il suo partito ha ottenuto solo 349 voti.

Sempre i numeri teorici – quelli dei sondaggi – danno in vantaggio i laburisti tra l’elettorato, ma per Miliband la rincorsa è ancora lunga: il referendum scozzese ha creato molte ferite a sinistra. Il Labour Party per tradizione può contare sull’appoggio della Scozia, serbatoio di consensi, ma la tradizione si è rotta: Alex Salmond sarà pure uscito “numericamente” sconfitto dalla battaglia per l’indipendenza, ma il suo Scottish National Party ha preso piede laddove una volta erano i laburisti a raggranellare voti. A poco sono serviti gli sforzi di Alaistar Darling e Gordon Brown, entrambi scozzesi e laburisti: il primo – che sostituì proprio Brown nel ruolo di Chancellor of the Exchequer quando questi nel 2007 prese il posto di Blair come Primo ministro – ha guidato il fronte unionista, il secondo è intervenuto quando la sconfitta del No sembrava drammaticamente materializzarsi per fare presa sui cuori dei compatrioti. Missione compiuta – a proposito, Darling non si ripresenterà per difendere il suo seggio.
Il regno non si è disintegrato, ma il partito laburista è più debole che mai: potrebbe essere la prossima campagna elettorale a mettere in evidenza tutti i guai, soprattutto perché più Miliband si espone, più le sue credenziali diminuiscono. A ciò si aggiungono il Green Party e lo United Kingdom Independence Party: gli ecologisti sono storicamente ascrivibili tra i movimenti progressisti, mentre Farage e i suoi stanno replicando le gesta della Lega Nord in Italia, capace qualche anno fa di sfondare in roccaforti della sinistra italiana.
Lo UKIP è una mina vagante trasversale. Le sue sono percentuali a doppia cifra, per quanto secondo alcuni esperti ed osservatori del sistema elettorale britannico (che poggia sul maggioritario secco, il cosiddetto first-past-the-post) ciò non equivarrebbe automaticamente ad una invasione della House of Commons. Tant’è, Farage riesce a fare presa sulla classe media e pure operaia premendo sulla questione immigrazione, ma non sui giovani che per la prima volta si recheranno ai seggi, come analizzato in una ricerca dell’Observer. Per il domenicale del Guardian, il rating di approvazione per Farage è decisamente in ribasso (-51%), mentre a godere di una (relativa) fiducia è Cameron (-6%): Miliband è nel limbo perché se da una parte il Labour Party batte 41 a 26 i Tories alla voce “intenzioni di voto”, contemporaneamente tra i più giovani segna un -18% in popolarità.

Cameron da parte sua avrà un impegno da mantenere, nel caso venisse in un modo (maggioranza assoluta) o nell’altro (coalizione) confermato: il referendum sulla permanenza britannica nell’Unione europea. La maggioranza degli intervistati nel corso del 2014 si è espressa a favore, ma con notevoli alti e bassi a seconda della formulazione della domanda nei sondaggi: se fossero chiamati ad esprimersi dopo una ridiscussione dei rapporti UK-UE, sarebbero più inclini ad un voto positivo, in caso contrario il risultato non sarebbe così solido.

Dulcis in fundo: il 2015 è anche l’anno del Mondiale di rugby, ospitato per questa edizione Oltremanica