PDL 2.0

Sabato mattina sono stato invitato a questo convegno a Milano. Interverrò con l’amico Diego Destro. Parleremo di Pdl e di futuro, di Berlusconi e di primarie. Abbiamo fatto qualche domandina a Stefano Maullu, promotore dell’iniziativa.

Innanzitutto: perché secondo lei serve un PDL 2.0?Cosa c’è che non va nella versione originale?
Il PDL 2.0 non è la rottamazione del PDL che esiste oggi, ma la sua naturale evoluzione. Non è possibile fare politica oggi senza un partito che sia il collante tra la classe dirigente e la base, senza luoghi (fisici e virtuali) per la libera circolazione delle idee, delle proposte, dei programmi. E nessuno può vivere solo di luce riflessa. Bisogna rimettersi in gioco, rinnovarsi, rimboccarsi le maniche.

Questo convegno richiama direttamente nel titolo la figura di Silvio Berlusconi. Alcuni vedono un’evoluzione del PDL solo in chiave di cambiamento della leadership. Lei che ne pensa?
La leadership non va messa in discussione perché solo Berlusconi può tenere dritto il timone del paese in un momento di crisi. Il mutamento è inevitabile, per una molteplicità di fattori, ma solo il Presidente può guidarlo senza che ne restiamo travolti. Mentre la sinistra è frammentata per antonomasia e si infrange sulle proprie contraddizioni anche quando esce vittoriosa dalle urne, il centrodestra resta coeso indipendentemente dalle alterne fortune. Berlusconi ha costruito e guida un gruppo omogeneo, stabile al suo interno, con una piattaforma programmatica che si fonda su valori largamente condivisi, per questo è l’unico che nel mutamento può essere l’ago della bussola. Congressi, primarie, selezione democratica della classe dirigente: il web sembra avere stabilito già delle precise parole d’ordine per il futuro del centrodestra.

Un movimento partecipato e democratico è compatibile con una leadership forte come quella del Cavaliere?
Le parole d’ordine che la rete suggerisce ai politici sono condivisibili e sacrosante. Non si pensi però che la condivisione delle scelte, le elezioni primarie per dirigenti e candidati e il coinvolgimento della gente siano in antitesi con la “guida forte” di Berlusconi. È stato proprio lui ad inaugurare una nuova strategia politica in Italia, ad avvicinare la politica alle persone comuni, ad accorciare le distanze. Se si pensa alla Prima Repubblica, alla segreteria dei partiti di allora, i politici erano lontani anni luce. Aprire il PDL alla società civile sarebbe l’ennesimo segno tangibile dell’intuito e della lungimiranza del Presidente.

Al convegno di sabato avete invitato due blogger e nessun giornalista tradizionale. È un’oggettiva novità. Come vi è venuta quest’idea?
I politici si chiedono mai quanti italiani navigano sul web e quanti invece leggono i giornali? E – dato altrettanto significativo – cosa scrivono e leggono sul web e cosa scrivono e leggono sui giornali? Si dice a gran voce che sia stata la rete, la vera protagonista delle ultime elezioni. Ma la rete è fatta da noi, non la si può considerare una società altra. È vero che quella del “convegno” è una sede che raramente ospita le voci che abitano internet, ma questo è un errore. Abbiamo scelto di restituire la dovuta evidenza a chi “fa” la rete, come i bloggers, soprattutto perché sono capaci di testimoniare correnti ed umori condivisi in uno spazio di espressione eterodosso, e non soltanto perché i recenti eventi politici li hanno portati di prepotenza alla ribalta. Il giornalista tradizionale forse è più vincolato a certi dettami, e difficilmente crea un rapporto orizzontale coi lettori. I bloggers possono sganciarsi dalla notizia, scrivere al di là dell’evento, e coltivare il rapporto con i propri followers. Il botta e risposta tra autori e commentatori è una cartina di tornasole da tenere non meno in considerazione delle manifestazioni di piazza.

Crede davvero che la sinistra abbia una sorta di supremazia su Internet?
In generale non penso che il termine “supremazia” possa essere applicato a Internet, per la natura stessa della rete. Si può essere più o meno presenti, più o meno attivi, avere più o meno evidenza. È indubbio che il centrodestra privilegi altri canali ed ambiti di comunicazione, ma sul web non è assente né minoritario. Ciò non toglie che tale presenza si possa e si debba incrementare – in quantità e qualità – sia per azione dei partiti e dei loro vertici, sia per azione dei sostenitori e dei militanti.

Questo è il primo evento organizzato da LinkItalia. Cosa sarà di preciso questo nuovo soggetto e quali obiettivi si pone?
La fondazione è un ente snello, pensato per raccogliere energie positive dalla base – con particolare attenzione ai giovani – ed elaborarle allo scopo di perseguire obiettivi precisi dal punto di vista culturale e organizzativo. LinkItalia vuole legare i soggetti territoriali (organizzazioni, associazioni, entità professionali, etc.) e quelli virtuali alla concretezza delle proposte politiche, promuovendo e lavorando su una dimensione di unità nazionale che si contrapponga al localismo populistico dilagante.