Tentazioni

La tentazione è di quelle forti.  Per anni il Partito Democratico (non tutti, ma diciamo un buon 90%), il sistema dei media collegati e larga parte degli intellettuali della sinistra buona contro la destra cattiva, ci hanno spiegato che chi votava, sosteneva, difendeva Berlusconi si rendeva complice del Grande Corruttore (copyright Concita De Gregorio, oggi su La Repubblica) e che per difendersi dalla malavita al potere occorreva votarsi e votare il centrosinistra. Perché meglio chiunque anche se senza programma di Berlusconi e del Pdl. Il partito dei tangentari, degli affaristi, dei palazzinari, dei mafiosi. Guidato dal Re incontrastato di tutte le categorie.

Poi ti svegli una mattina e ti ritrovi gli accusatori sulla graticola. Che si chiamino Pd (Penati) o Udc (sì, c’è anche l’Udc) l’istinto dice sempre la stessa cosa: ritornare, senza pietà, pan per focaccia. Ricacciare in gola a quelli del ditino puntato, della diversità antropologica gridata ai quattro venti e degli editoriali indignati, la loro spocchia e la loro supponenza prêt-à-porter.

E invece no. Non bisogna cavalcare l’onda, non è giusto affondare la lama e girare il coltello. Serve oggi più di sempre ribadire che le indagini devono essere segrete e vanno rispettate in religioso silenzio, che i colpevoli si accertano nei processi, che i giudizi politici non sono sentenze di colpevolezza penale o di indegnità civile.

Giova ricordarlo doppiamente adesso che non tocca a noi, perché in un quadro veramente degenerato in cui sinistra e destra faticano a distinguersi servono menti e cuori responsabili, magari inadatti alla pugna, tacciati d’esser buoni solo per giocare ai piccoli intellettuali e però coraggiosi nell’affermare che quei pochi principi su cui si fonda uno stato di diritto non possono essere tirati e sfilacciati come l’elastico delle mutande.

Anche perché il rischio vero è che il Pdl si dimentichi dei problemi che ha in casa, tutto distratto a festeggiare le disgrazie altrui. E invece il baratro è lì, con un centrodestra in crisi di identità e di idee, incapace di elaborare nuovamente un sogno per il futuro ma pronto a retrospettive d’antan sul passato Pci. Vero, Gasparri?